Current mood

Ci sono un bel po’ di cose che dovrei raccontarvi, ma stasera non mi va.

In compenso, vi lascio con questo.

Le riflessioni su questa ricorrenza significativa le rimando a un “poi” non meglio definito. Per ora so solo che 1) sono contento e 2) per il primo anno forse non riuscirò a rispondere  o almeno a mettere il Mi piace a tutti quelli che mi scriveranno su Facebook, quindi forse l’immagine non è delle più adatte. Però avevo in mente quella, quindi chissenefrega.

Ci vediamo nel (mio) prossimo quarto di secolo.

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È quella giusta

  • Giovedì sera era il nostro primo mesiversario: abbiamo fatto cena insieme, ci siamo visti Le follie dell’imperatore in inglese e solo dieci minuti dopo mezzanotte, quando ormai tecnicamente era già il 18 di settembre, ci siamo accorti della ricorrenza. (Non a caso Marta sostiene che questo termine non dovrebbe nemmeno esistere.)
  • La sera successiva (cioè ieri), al termine di una giornata faticosa per entrambi, si sono manifestati i seguenti eventi: 1) cena a base di salsicce, una montagna di patatine fritte e birra, e a seguire 2) cinema per vedere Inside Out. A livello puramente teorico, ieri erano tre mesi dal nostro primo appuntamento. La parte migliore, però, è che non abbiamo fatto tutto questo per festeggiare, ma solo perché ci piace stare insieme e fare cose belle insieme (e la combo “mangiare buono” e “film Pixar” è difficile da battere).
  • La nostra breve vita di coppia ha visto già alcuni pomeriggi passati a dormire insieme, perché anche pisolare può essere bellissimo se c’è lei da abbracciare vicino a me.

Viste queste e altre premesse, senza sbilanciarmi posso dire con certezza che, per il mio hit et nunc, per quel qui e ora che ormai va avanti da tre mesi, è quella giusta. (E non potevo sperare di meglio.)

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Vacanze

Le vacanze sono sopravvalutate. O almeno, io le sopravvaluto sempre. 

La settimana scorsa mi sono abilitato, chiudendo definitivamente la mia partita da studente con il Conservatorio di Torino (almeno credo spero). Ieri siamo andati a fare un concorso in duo. Oggi parto per la Puglia, per raggiungere il resto della famiglia che è già giù.

O meglio, sono già partito. Questa è la mia prima vacanza dell’era iPad, quindi questo significa 1) poter partire senza computer e 2) bloggare in diretta dal Freccia Rossa, con tanto di cavo di alimentazione collegato. Mi sento molto figo. Per approfittare a pieno dei benefici i dell’iPad, mi sono preparato negli scorsi giorni convertendo un po’ di film: Jurassic Park 2 e 3 (ho rivisto il primo l’altra sera) e i primi 4 capitoli di James Bond. Si prospetta una buona giornata. 

Come dicevo prima, comunque, sopravvaluto sempre le vacanze. Nel senso che le aspettative su quante cose potrò fare sono sempre troppo alte rispetto a quelle che saranno le mie reali possibilità. Oltre ad aver probabilmente portato troppa roba da vestire (come sempre, non mi so regolare), parto infatti con:

  • Un romanzo, L’uomo di Marte. Quando ho scoperto che il film che uscirà fra poco con Matt Damon (che povero, finisce di nuovo disperso nello spazio) per la regia di Ridley Scott è stato tratto da un libro, leggendo un paio di recensioni mi sono convinto e ho deciso che sarebbe stato la mia lettura estiva al mare, per interrompere un po’ la devastante deriva fumettistica che ha prosciugato il mio tempo per la lettura di libri. (Deriva che riprenderà quanto prima, visto che per l’abilitazione mi sono regalato oltre a The martian anche Tutto Mafalda). È comunque significativo come il mio ritorno alla narrativa sia avvenuto grazie ad uno dei miei grandi amori di sempre, nonché uno dei primi: la fantascienza. 
  • Un romanzo in inglese di Agatha Christie, di cui ho anche l’audiolibro.
  • Credo 4-5 riviste, numeri arretrati che leggo in differita di circa 2 anni e mezzo. 
  • Scarpe da corsa, perché ANDRÒ A CORRERE. PUNTO. (Spero almeno 2 volte va.)
  • Spartiti vari. I due brani che abbiamo portato ieri al concorso da ripassare, la Sonatina Canonica da mandare a memoria, la Tonadilla da iniziare a leggere e finalmente anche una suite per chitarra sola per riprendere il repertorio solistico. 
  • La cartellina dove tengo il materiale didattico, che è finita nello zaino per sbaglio.
  • Un paio di idee su cose da scrivere per il blog, ma chissà se si concretizzeranno.
  • L’hard disk pieno di film, che comunque Simone ha il computer e non si sa mai.

Contando che mi fermerò circa una settimana, direi che ho fatto bene a non prendere anche uno dei vari saggi di pedagogia musicale o affini che ho comprato negli ultimi anni e giacciono negli scaffali in attesa di essere studiati.  L’assenza di fumetti, invece, è a imputare alla paura di rovinarli, non sono mica guarito. 

Buone vacanze a me. 🙂 E buone vacanze/lavoro/qualsiasi cosa a tutti gli altri. 

Auto regali per l'abilitazione 🙂 #Mafalda #theMartian

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Caro maestro

Fra ieri e oggi sono tornato nel giro del Conservatorio, a lavorare di nuovo (come qualche mese fa) a piani di studi e regolamenti e guide per lo studente e affini. Oggi c’è stato il Consiglio accademico, in più negli scorsi giorni si sono tenute le elezioni per il nuovo direttore quindi il professore che è stato eletto (che è il mio maestro di musica da camera, che stimo tantissimo e che credo sarà un grandissimo direttore, anche se rischio di perdere il mio insegnante), nonostante diventerà direttore solo all’inizio del nuovo anno accademico a novembre, sta già lavorando a spron battuto per questo nuovo incarico e ovviamente mi sono fatto tirare dentro. Tipo che ieri pomeriggio sono tornato a fare la spola fra gli uffici: “Ehi, manca questa cosa non l’hanno ancora approvata!  Ma dai, sono mesi che è in sospeso! Ok, vado dal Direttore a ricordarglielo, così la approvano al prossimo CdA.” Eccetera.

In questi tre anni sono stato rappresentante degli studenti e ho lavorato molto per provare a cambiare le cose, ho vinto il bando per la borsa-lavoro in collaborazione con Segreteria e in queste 150 ore ho avuto la possibilità di continuare a lavorare nella stessa direzione. Diciamo che ho avuto la possibilità di dare un contributo vero. Anche se non è stato facile. Troppe volte mi sono scontrato con l’inerzia di chi non vuole cambiare, di chi non sa nulla e quindi non si pone il problema, di chi pensa sempre di avere una soluzione migliore che a volte ha anche ragione ma a volte no. A volte ci sono stati problemi oggettivi, in altre occasioni semplicemente non riuscivamo a capirci.

Stasera un professore del Conservatorio, che come me è parte del Consiglio accademico e con cui ho avuto modo di collaborare strettamente in particolare su un progetto molto bello che siamo riusciti a realizzare, dopo uno scambio di email su cose pratiche discusse in mattinata mi scrive un sms.

Caro Ben, fosse per me ti boccerei per almeno altri tre anni. Grazie.

Ad un messaggio così sintetico, sono riuscito a rispondere con un’email davvero lunga. Che voglio condividere anche con voi, togliendo qualche passaggio più personale e qualche riferimento, visto che si tratta di un qualcosa davvero importante per me, che ha riguardato in modo significativo gli ultimi tre anni della mia vita e che, almeno in questi giorni, sta tornando in modo preponderante alla ribalta.

*****

Caro maestro, ho letto il sms. Grazie per il pensiero.

Se ascoltassi il cuore, la pancia, o comunque una parte molto istintiva di me, il prossimo anno mi reiscrivo a qualche corso, così posso fermarmi altri 3 anni per fare ancora il rappresentante degli studenti, per vincere un’altra borsa-lavoro in Segreteria o altri cose simili. Diceva Baden-Powell che dobbiamo lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Non sono scout, ma ho due fratelli scout e questo imprinting un po’ ce l’ho sempre avuto.

Sono partito in grande qualche anno fa e man mano sono sceso nel (mio) piccolo. Nel mio terzo anno del triennio ero in collegio EDISU, l’ente regionale per il diritto allo studio. Avevo il collegio e la borsa di studio. È stato l’anno del massacro dell’EDISU da parte della giunta Cota, ha drasticamente tagliato i fondi. Abbiamo protestato, siamo scesi in piazza. Abbiamo provato a lottare per difendere i nostri diritti. Siamo riusciti anche ad ottenere un incontro con l’allora assessore regionale allo studio. All’epoca non abbiamo ottenuto nulla. Eravamo troppo pochi. Su 17.000 studenti con le borse di studio, su oltre 4000 studenti che alloggiavano in collegi dell’Edisu (che quindi avevano l’alloggio come parte della borsa di studio senza sborsare nulla oltre al contributo economico, e che avevano molto di più da perdere)… in piazza non siamo mai stati più di un centinaio, tranne un paio di occasioni in cui abbiamo toccato quota 200. In 200 siamo finiti sul Tg regionale, su Repubblica e su La Stampa. Che è quello che serve per mettere pressione sui politici. Non oso pensare cosa avremmo ottenuto se fossimo scesi in piazza in 1000.

E’ stato in quel contesto che mi sono reso conto che rendere il mondo migliore era un casino, perché il mondo è tanto grande e i cambiamenti grandi sono tanto difficili. Perché per i cambiamenti grandi serve tanta gente, mentre per quelli piccoli forse potevo fare la differenza anche da solo. Così l’anno successivo ho cambiato obiettivo, sono passato a tentare di cambiare il mio piccolo mondo, quello che era una parte del mio piccolo mondo. Il conservatorio. Dove probabilmente non potevo fare la differenza da solo, ma forse un piccolo manipolo di gente un po’ motivata sarebbe stato sufficiente.  E devo dire che sono soddisfatto di quello che siamo riusciti ad ottenere in questi anni. Fasce ISEE per gli studenti. Concerto per Libera. Regolamenti più chiari, regolamenti nuovi su questioni in sospeso da anni, informazioni più definite per studenti e docenti, guide didattiche per gli studenti, sportelli per gli studenti. Non mi prendo il merito di tutto questo, sarei estremamente arrogante: però è stato bello essere dentro il processo di cambiamento, esserne parte, esserne uno dei fautori e promotori.

Il problema è che la voglia di cambiare non finisce mai. E se a volte il sistema ti prende allo stremo, e quindi ti fermi esausto ed esasperato… ora con la nuova direzione sarebbe una figata. Sarebbe un sistema che fa rete per il cambiamento e che non è parte del problema.
La voglia di restare a cambiare le cose c’è, ed è tanta. Devo però pensare ad alcune cose.

N. 1: il mio ego. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. È stato bello e lo è ancora, sentirsi utile ed apprezzato per il proprio impegno. Ma a volte mi sorprendo in un vortice di autocompiacimento, un vortice così supponente che mi spinge a pensare che nessuno potrà fare le cose che potrei fare io. Il che non è vero. Perché ora questo desiderio di rinnovamento è passato direttamente alla stanza dei bottoni. Il che è molto meglio. Quindi non è tanto il conservatorio che dovrà fare a meno di me, ma io che dovrò imparare a fare a meno del Conservatorio, a stare senza quella botta positiva di “sentirsi utile” che il Conservatorio mi poteva dare.

N. 2: il mio futuro lavorativo. Ormai è tardi per fare il grande concertista, lo dico senza rammarico: ho scelto di andare all’oratorio a fare l’animatore, di fare tante cose e di seguire mille interessi anziché concentrarmi anima e corpo nella musica. Però c’è ancora un margine di crescita musicale che posso sfruttare, per maturare e migliorare. E se voglio farlo, questi sono gli anni. Per riuscire a diventare un musicista e un insegnante migliore, per vivere le esperienze di concorsi e concerti che o si vivono in questi anni o si perdono. E quindi fa bene Fabio quando mi chiede cosa voglio fare del mio futuro. E mi dice che devo scegliere. Voglio impegnarmi in attivismo, anche solo continuando a cambiare il mondo a piccoli pezzi, a cominciare dal Conservatorio che però dall’anno prossimo uscirà dal mio orizzonte? Be’, quello allora ha un costo. In termini di tempo ed energie, che andranno sottratte alla musica, visto che al lavoro non si potranno togliere per causa di forza maggiore (affitto da pagare…).

E quindi razionalmente so che è saggio che io non sia più rappresentante degli studenti, il prossimo anno. Anche se mi piacerebbe un sacco continuare ad esserlo con il nuovo direttore. E razionalmente so che è il momento di tirare i remi in barca e lasciare che siano altri remare nella direzione in cui remavo io. Forse le mie preoccupazioni sono vere. Forse non ci sarà nessuno studente che riuscirà a prendere il mio posto, che spingerà la barca come la spingevo io.
Pace. Fa parte del flusso della vita, mi sa.

Intanto, però, so che le spinte che abbiamo dato in questo periodo manderanno la barca nella giusta direzione ancora per un bel po’, e se anche non ci sarà un team di rappresentanti degli studenti a remare, ora c’è una squadra fenomenale di docenti che lo farà. C’è un po’ di nostalgia e di dispiacere per non poter far parte di questo team. Ma così deve essere. Questo è quello che mi dice la mia parte razionale.

Diciamo che l’ideale sarebbe una via di mezzo. Riuscire a trovare un modo per continuare a dare una mano in Conservatorio ancora per un po’, magari proprio nei prossimi mesi che saranno di transizione. Magari pure con un po’ di soldi di mezzo, così potrei giustificare al mondo e a me stesso questo impegno. Ma so anche che le borse lavoro sono riservate agli studenti e non agli ex-allievi. E che per realizzare qualcosa del genere ci vorrebbe una specie di casistica ad-personam, di quelle che così spesso mi hanno dato fastidio quando riguardavano altri… E soprattutto che è sempre più importante sconfiggere il demone del protagonismo.

Vedremo, caro maestro. Intanto nei prossimi mesi rimango in circolazione, e poi si vedrà.

Dal Conservatorio ho avuto tanto. Purtroppo mi sembra quasi di aver ricevuto di più, negli ultimi anni, a livello umano che di conoscenze. Il mio percorso di studi degli ultimi tempi non è stato così felice, e neanche così utile o professionalizzante, non quanto avrei voluto almeno. Ma non ho ricevuto poco. Godere della stima e in alcuni casi dell’amicizia di così tante persone che io stimo e apprezzo è un grande privilegio di cui vi sono molto grato.

Per cui, caro maestro, grazie di tutto e ci risentiamo alla prossima. Tanto, per almeno i prossimi mesi immediati, continueremo ad essere compagni di battaglia. Per una volta, finalmente, insieme al comandante della barca e a tutta la ciurma, e tutti quanti lotteremo contro la furia degli elementi. Anziché danneggiarci e ostacolarci, in totale buona fede come è sempre stato, fra di noi.

Un abbraccio e a presto. Beniamino

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Bella mossa…

Bisognare riconoscere che alla redazione di Topolino sono furbi.

Nelle scorse settimana ho comprato Topolino perché stava uscendo a puntate il nuovo capitolo di PK, Gli argini del tempo, e quindi SI’, DOVEVO AVERLA.
E intanto mi abituo a leggerlo per ben 4 settimane.

Poi ‘sti fetentoni fanno uscire, nel primo numero senza PK, una storia su Fantomius, il ladro gentiluomo che ispira Paperinik nella prima storia.
E ovviamente, essendo un fan di Paperinik prima ancora che di PK, ho ceduto alla tentazione e ho comprato per un’altra settimana Topolino.

E meno male, perché (oltre ad essere una storia molto bella) ha alcune citazioni a Paperinik il diabolico vendicatore (la prima storia in assoluto di Paperinik) che da sole valgono il numero.
https://www.facebook.com/treettaricubicidimonete/photos/a.1392099041018544.1073741826.1374628216098960/1664061123822333/?type=3&theater

Oltre al fatto che per una delle prime volte, in un storia italiana si fa riferimento alla continuity Barksiana-DonRosiana. Ci sta, ci sta assai.
https://www.facebook.com/treettaricubicidimonete/photos/a.1392099041018544.1073741826.1374628216098960/1663704607191318/?type=1

Uno degli elementi più belli, secondo me, sono i colori! Più tenui, in bianco e nero quando ci sono i flashback, riescono davvero a rendere l’idea di una storia ambientata nel passato.

E per concludere… scopro che la settimana prossima si continua con un’altra storia di Fantomius. Ma allora lo fanno apposta!! (Sì, credo di sì, temo si chiami strategia editoriale e buone mosse di marketing.)

Se continuo così prima o poi finisco a fare l’abbonamento, devo resistere… 😀
Bella mossa, redazione. Ci vediamo la prossima settimana. 😉

P.S.: intanto ho scoperto che questa saga di Fantomius va avanti già da un po’ di tempo, temo che mi toccherà prendere le raccolte di cui sono già usciti i primi volumi… maledetti loro!

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Sarebbe bello

Oggi è stata una giornata abbastanza piena.

Sono partito stamattina già un po’ stanco, visto che ieri sera ho fatto tardi per mettermi in pari con le uscite della mia nuova droga (la serie Agents of SHIELD, che ho scoperto la settimana scorsa e che ho divorato). [Missione compiuta, comunque: viste tutte le puntate disponibili.] Mattinata di prove e di studio, pranzo, pomeriggio in giro in bici a insegnare.

Arrivo a casa, cena al volo in un quarto d’ora e si riesce per andare allo spettacolo degli Oblivion, che sarebbero questi qui.

Torno a casa esaltato per lo spettacolo e scopro che è uscito il nuovo trailer di Star Wars. Brividi.

E niente.
Solo che sarebbe bello che tutte le giornate intense finissero così bene.

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La (mia) storia dei (miei) fumetti – Intro + Ep. 1: Gli esordi

Ci ho messo più di vent’anni a capirlo. Ma sembra proprio che una delle mie principali passioni siano i fumetti.

La situazione è ormai evidente: da tempo, ormai, compro e leggo sempre meno libri, mentre il numero di fumetti in mio possesso continua ad aumentare.
Per chi segue questo blog dagli inizi, non si tratta certo di una novità rivoluzionaria: ho parlato più volte di questo argomento, come testimonia la
categoria dedicata.

Nell’ultimo periodo, però, ci stati dei cambiamenti significativi. Ho iniziato a seguire delle pubblicazioni che escono regolarmente in edicola, mi sono lasciato fregare (e temo continuerò a farlo) dalle mega offerte che trovi su su eBay (“Collezione completa di X che complessivamente costa la metà del prezzo di copertina che rimane comunque un botto di soldi ma uao pensa a quanto risparmi e puoi averli tutti!”) e più in generale il tempo che dedico ai fumetti è sempre maggiore.

Questa passione (che continua a crescere) è persino riuscita a smuovermi dalla mia ormai proverbiale e leggendaria pigrizia inerzia che ha portato questo blog ad essere sempre più vicino al dimenticatoio, con poche, rare eccezioni.
Oggi, infatti, dopo aver riletto l’ultimo numero di Dylan Dog ho deciso che meritasse una recensione sul blog, o almeno due parole di commento che raccontassero a chi mi legge perché mi sia piaciuto particolarmente.
Quando mi sono messo al computer per scrivere, però, ho deciso che dovevo almeno contestualizzare questo nuovo interesse per Dylan, e ho iniziato a raccontare come è nata la mia passione per i fumetti. Mi sono presto reso conto che questa breve introduzione stava diventando un post intero… fino a quando non ho deciso di farla diventare una serie di post in cui vi racconto questa mia evoluzione.
Sono troppi, infatti, gli argomenti di cui vorrei parlare per poterli concentrare in un unico articolo.

Dopo tante serie tv e web series, ecco a voi la prima serie blog targata Benguitar90, di cui oggi inauguro la prima puntata, partendo dagli inizi e arrivando fino a quando non mi stufo.
Spero di riuscire a dare un po’ di continuità a questa serie, il periodo non è dei più vacanzieri. (Magari approfittando di questa nuova ondata blogghettara vi racconterò della mia daily routine in questi tempi pazzi, ma non prendetemi sul serio quando dico queste cose: non so neanche se riuscirò a portare a termine l’obiettivo principale.)

Non mi resta che concludere augurandovi una buona lettura, sperando – as usual – che i miei sproloqui possano essere, per voi, qualcosa d’interessante
(P.S. E concedetemi un bentornato a me stesso: mi era mancato scrivere sul blog.)

*****

Episodio 1: Gli esordi
Disney, Disney e ancora Disney

Quella dei fumetti è stata una scoperta graduale, che è però iniziata fin da subito, cominciando ovviamente con il fumetto Disney.
Ricordo che quando ero piccolo giravano per casa prima Bambi e poi Cip e Ciop.
Zio Cio lavorava in banca, e una volta a settimana veniva a pranzo da noi (credo il giovedì). Dopo pranzo, gli toccava sedersi sul divano e leggerci qualcosa: a volte un libro ma molte volte si trattava di queste storie. Questa pratica è continuata, con i miei fratelli più piccoli, ancora per molto tempo.
Non so che fine abbiano fatto questi fumetti, forse li abbiamo buttati o forse sono in cantina, ma senza dubbio hanno lasciato il segno. Se li ritrovassi ora, nulla mi impedirebbe di fare una maratona commemorativa.


Io queste copertine me le ricordo!! 🙂
Cercando su Google le immagini sono stato assalito dai ricordi: Nonna Cioppa, Cippino, Cindy…

Zio Cio è stato importante anche perché ci ha regalato per anni l’abbonamento a Mega 2000, un mensile Disney che – ho scoperto anni dopo – raccoglieva storie pubblicate all’estero.
Ad un certo punto, non ricordo quanto, era subentrato papà a pagare, ma siamo rimasti abbonati fino alla chiusura della testata (che intanto era diventata Mega 3000 e poi Mega), per poi sottoscrivere l’abbonamento a Paperino, un altro mensile. Tutt’ora ad inizio mese arriva il nuovo numero e quasi tutta la famiglia se lo legge, babbo incluso.

20150301_152749Questo cumulo di giornalini (in casa li abbiamo sempre chiamati “giornalini”) è in realtà in doppia fila, cioè continua anche dietro, e raccoglie tutti i Paperino e buona parte dei Mega 2000 e 3000 (quelli rimasti integri negli anni).

Visto che stiamo parlando di fumetti Disney, non posso evitare di citare Topolino: non siamo stati mai abbonati, anche se ho sempre letto avidamente le storie che trovavo in giro. Un classico era andare a cena da amici e scoprire che avevano dei giornalini che non avevo ancora letto: bene, avevo trovato il mio intrattenimento per la serata.
Per un periodo, invece (negli anni delle superiori), prendevo sistematicamente in prestito da mio cugino Francesco (che era stato abbonato a Topolino per anni) 5-6 numeri dalla sua collezione, per poi riportarglieli la settimana successiva e prelevarne altrettanti.

Il più grande dramma di leggere Topolino scroccandolo in giro erano le storie a puntate: per anni di tutte quelle saghe come Topokolossal, Paperpedia, Cronache della frontiera, Alla ricerca della pietra zodiacale, ho potuto leggere solo degli spezzoni.
Poi fortunatamente negli ultimi tempi è arrivato Internet a rimediare il danno e grazie alla pagina Facebook Ventenni che piangono leggendo la saga di Paperon de’ Paperoni che sta pubblicando un sacco di storie ho potuto colmare questi buchi rimasti aperti per così tanto tempo.
Oltre ovviamente a fiondarmi in edicola quando ho scoperto che era uscita la ristampa di Papernovela e Topokolossal di Silvia Ziche, che tra l’altra sto pure seguendo su Facebook.
(A proposito: ho scoperto che buona parte delle storie che ho amato erano opera sua. Una grande!)

*****

Bene, per oggi ho sproloquiato anche troppo mi fermo qui. Il capitolo Disney non è affatto concluso, ma ci risentiamo (spero) prossimamente al solito url per la prosecuzione! Fatemi sapere se vi è piaciuta la prima puntata e se avete letto anche voi qualcuno dei fumetti che ho citato!

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