Ora come allora #diariodiunprof

Essere un insegnante per certi versi ti mantiene giovane. O meglio, ti tiene in contatto con alcune parti di te bambino che sono ancora lì, più o meno nascoste da qualche parte.
Non è così in tutto, ovviamente: a scuola ero un modesto casinista e mi trovo ora ad essere quello che deve mantenere l’ordine e anche la disciplina. Mi scopro (e a volte quasi mi sorprendo) a cercare di trasmettere ai ragazzi le basilari regole del rispetto e della convivenza civile, proprio quelle che io faticavo a rispettare quando ero studente, le stesse che renderebbero i professori molto meno credibili se gli studenti potessero assistere ai collegi docenti.

In giorni come questi, però, ecco che riaffiora un sentimento conosciuto, famigliare, quasi atavico e mai del tutto sopito nonostante gli anni passati siano molti. Un anello di congiunzione fra il me del passato e la persona che sono oggi, un punto di contatto fra lo studente del passato e il professore di adesso, quel professore che per un pomeriggio ha pensato la stessa cosa di molti dei suoi studenti: “Speriamo che domani le scuole chiudano per pioggia”.

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