Caro maestro

Fra ieri e oggi sono tornato nel giro del Conservatorio, a lavorare di nuovo (come qualche mese fa) a piani di studi e regolamenti e guide per lo studente e affini. Oggi c’è stato il Consiglio accademico, in più negli scorsi giorni si sono tenute le elezioni per il nuovo direttore quindi il professore che è stato eletto (che è il mio maestro di musica da camera, che stimo tantissimo e che credo sarà un grandissimo direttore, anche se rischio di perdere il mio insegnante), nonostante diventerà direttore solo all’inizio del nuovo anno accademico a novembre, sta già lavorando a spron battuto per questo nuovo incarico e ovviamente mi sono fatto tirare dentro. Tipo che ieri pomeriggio sono tornato a fare la spola fra gli uffici: “Ehi, manca questa cosa non l’hanno ancora approvata!  Ma dai, sono mesi che è in sospeso! Ok, vado dal Direttore a ricordarglielo, così la approvano al prossimo CdA.” Eccetera.

In questi tre anni sono stato rappresentante degli studenti e ho lavorato molto per provare a cambiare le cose, ho vinto il bando per la borsa-lavoro in collaborazione con Segreteria e in queste 150 ore ho avuto la possibilità di continuare a lavorare nella stessa direzione. Diciamo che ho avuto la possibilità di dare un contributo vero. Anche se non è stato facile. Troppe volte mi sono scontrato con l’inerzia di chi non vuole cambiare, di chi non sa nulla e quindi non si pone il problema, di chi pensa sempre di avere una soluzione migliore che a volte ha anche ragione ma a volte no. A volte ci sono stati problemi oggettivi, in altre occasioni semplicemente non riuscivamo a capirci.

Stasera un professore del Conservatorio, che come me è parte del Consiglio accademico e con cui ho avuto modo di collaborare strettamente in particolare su un progetto molto bello che siamo riusciti a realizzare, dopo uno scambio di email su cose pratiche discusse in mattinata mi scrive un sms.

Caro Ben, fosse per me ti boccerei per almeno altri tre anni. Grazie.

Ad un messaggio così sintetico, sono riuscito a rispondere con un’email davvero lunga. Che voglio condividere anche con voi, togliendo qualche passaggio più personale e qualche riferimento, visto che si tratta di un qualcosa davvero importante per me, che ha riguardato in modo significativo gli ultimi tre anni della mia vita e che, almeno in questi giorni, sta tornando in modo preponderante alla ribalta.

*****

Caro maestro, ho letto il sms. Grazie per il pensiero.

Se ascoltassi il cuore, la pancia, o comunque una parte molto istintiva di me, il prossimo anno mi reiscrivo a qualche corso, così posso fermarmi altri 3 anni per fare ancora il rappresentante degli studenti, per vincere un’altra borsa-lavoro in Segreteria o altri cose simili. Diceva Baden-Powell che dobbiamo lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Non sono scout, ma ho due fratelli scout e questo imprinting un po’ ce l’ho sempre avuto.

Sono partito in grande qualche anno fa e man mano sono sceso nel (mio) piccolo. Nel mio terzo anno del triennio ero in collegio EDISU, l’ente regionale per il diritto allo studio. Avevo il collegio e la borsa di studio. È stato l’anno del massacro dell’EDISU da parte della giunta Cota, ha drasticamente tagliato i fondi. Abbiamo protestato, siamo scesi in piazza. Abbiamo provato a lottare per difendere i nostri diritti. Siamo riusciti anche ad ottenere un incontro con l’allora assessore regionale allo studio. All’epoca non abbiamo ottenuto nulla. Eravamo troppo pochi. Su 17.000 studenti con le borse di studio, su oltre 4000 studenti che alloggiavano in collegi dell’Edisu (che quindi avevano l’alloggio come parte della borsa di studio senza sborsare nulla oltre al contributo economico, e che avevano molto di più da perdere)… in piazza non siamo mai stati più di un centinaio, tranne un paio di occasioni in cui abbiamo toccato quota 200. In 200 siamo finiti sul Tg regionale, su Repubblica e su La Stampa. Che è quello che serve per mettere pressione sui politici. Non oso pensare cosa avremmo ottenuto se fossimo scesi in piazza in 1000.

E’ stato in quel contesto che mi sono reso conto che rendere il mondo migliore era un casino, perché il mondo è tanto grande e i cambiamenti grandi sono tanto difficili. Perché per i cambiamenti grandi serve tanta gente, mentre per quelli piccoli forse potevo fare la differenza anche da solo. Così l’anno successivo ho cambiato obiettivo, sono passato a tentare di cambiare il mio piccolo mondo, quello che era una parte del mio piccolo mondo. Il conservatorio. Dove probabilmente non potevo fare la differenza da solo, ma forse un piccolo manipolo di gente un po’ motivata sarebbe stato sufficiente.  E devo dire che sono soddisfatto di quello che siamo riusciti ad ottenere in questi anni. Fasce ISEE per gli studenti. Concerto per Libera. Regolamenti più chiari, regolamenti nuovi su questioni in sospeso da anni, informazioni più definite per studenti e docenti, guide didattiche per gli studenti, sportelli per gli studenti. Non mi prendo il merito di tutto questo, sarei estremamente arrogante: però è stato bello essere dentro il processo di cambiamento, esserne parte, esserne uno dei fautori e promotori.

Il problema è che la voglia di cambiare non finisce mai. E se a volte il sistema ti prende allo stremo, e quindi ti fermi esausto ed esasperato… ora con la nuova direzione sarebbe una figata. Sarebbe un sistema che fa rete per il cambiamento e che non è parte del problema.
La voglia di restare a cambiare le cose c’è, ed è tanta. Devo però pensare ad alcune cose.

N. 1: il mio ego. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. È stato bello e lo è ancora, sentirsi utile ed apprezzato per il proprio impegno. Ma a volte mi sorprendo in un vortice di autocompiacimento, un vortice così supponente che mi spinge a pensare che nessuno potrà fare le cose che potrei fare io. Il che non è vero. Perché ora questo desiderio di rinnovamento è passato direttamente alla stanza dei bottoni. Il che è molto meglio. Quindi non è tanto il conservatorio che dovrà fare a meno di me, ma io che dovrò imparare a fare a meno del Conservatorio, a stare senza quella botta positiva di “sentirsi utile” che il Conservatorio mi poteva dare.

N. 2: il mio futuro lavorativo. Ormai è tardi per fare il grande concertista, lo dico senza rammarico: ho scelto di andare all’oratorio a fare l’animatore, di fare tante cose e di seguire mille interessi anziché concentrarmi anima e corpo nella musica. Però c’è ancora un margine di crescita musicale che posso sfruttare, per maturare e migliorare. E se voglio farlo, questi sono gli anni. Per riuscire a diventare un musicista e un insegnante migliore, per vivere le esperienze di concorsi e concerti che o si vivono in questi anni o si perdono. E quindi fa bene Fabio quando mi chiede cosa voglio fare del mio futuro. E mi dice che devo scegliere. Voglio impegnarmi in attivismo, anche solo continuando a cambiare il mondo a piccoli pezzi, a cominciare dal Conservatorio che però dall’anno prossimo uscirà dal mio orizzonte? Be’, quello allora ha un costo. In termini di tempo ed energie, che andranno sottratte alla musica, visto che al lavoro non si potranno togliere per causa di forza maggiore (affitto da pagare…).

E quindi razionalmente so che è saggio che io non sia più rappresentante degli studenti, il prossimo anno. Anche se mi piacerebbe un sacco continuare ad esserlo con il nuovo direttore. E razionalmente so che è il momento di tirare i remi in barca e lasciare che siano altri remare nella direzione in cui remavo io. Forse le mie preoccupazioni sono vere. Forse non ci sarà nessuno studente che riuscirà a prendere il mio posto, che spingerà la barca come la spingevo io.
Pace. Fa parte del flusso della vita, mi sa.

Intanto, però, so che le spinte che abbiamo dato in questo periodo manderanno la barca nella giusta direzione ancora per un bel po’, e se anche non ci sarà un team di rappresentanti degli studenti a remare, ora c’è una squadra fenomenale di docenti che lo farà. C’è un po’ di nostalgia e di dispiacere per non poter far parte di questo team. Ma così deve essere. Questo è quello che mi dice la mia parte razionale.

Diciamo che l’ideale sarebbe una via di mezzo. Riuscire a trovare un modo per continuare a dare una mano in Conservatorio ancora per un po’, magari proprio nei prossimi mesi che saranno di transizione. Magari pure con un po’ di soldi di mezzo, così potrei giustificare al mondo e a me stesso questo impegno. Ma so anche che le borse lavoro sono riservate agli studenti e non agli ex-allievi. E che per realizzare qualcosa del genere ci vorrebbe una specie di casistica ad-personam, di quelle che così spesso mi hanno dato fastidio quando riguardavano altri… E soprattutto che è sempre più importante sconfiggere il demone del protagonismo.

Vedremo, caro maestro. Intanto nei prossimi mesi rimango in circolazione, e poi si vedrà.

Dal Conservatorio ho avuto tanto. Purtroppo mi sembra quasi di aver ricevuto di più, negli ultimi anni, a livello umano che di conoscenze. Il mio percorso di studi degli ultimi tempi non è stato così felice, e neanche così utile o professionalizzante, non quanto avrei voluto almeno. Ma non ho ricevuto poco. Godere della stima e in alcuni casi dell’amicizia di così tante persone che io stimo e apprezzo è un grande privilegio di cui vi sono molto grato.

Per cui, caro maestro, grazie di tutto e ci risentiamo alla prossima. Tanto, per almeno i prossimi mesi immediati, continueremo ad essere compagni di battaglia. Per una volta, finalmente, insieme al comandante della barca e a tutta la ciurma, e tutti quanti lotteremo contro la furia degli elementi. Anziché danneggiarci e ostacolarci, in totale buona fede come è sempre stato, fra di noi.

Un abbraccio e a presto. Beniamino

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2 risposte a Caro maestro

  1. l4paola ha detto:

    Davvero hai scritto una email così lunga ? 🙂
    Però non male il messaggio che credo di leggere tra le poche parole dell’sms del tuo maestro.

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