#JeSuisCharlie

E’ da parecchio tempo che non scrivo seriamente sul blog. Ed è da molto che ho in mente cose da scrivere, di vario tipo: pensieri vari che vorrei condividere, commenti su quello che sto leggendo, raccontare semplicemente quello che sto facendo negli ultimi mesi… Però fra una cosa e l’altra mi perdo sempre, e tutte queste idee rimangono solo idee.

Oggi però scavalco la lista d’attesa dei pensieri che attendono di diventare dei post per dare priorità al caso Charlie Hebdo, che ha invaso prepotentemente le bacheche dei nostri social, le home page di tutti i giornali, i titoli dei Tg e -forse- è anche riuscito a toccarci più nel profondo. Non c’è nulla che possa dire che non sia già stato detto (meglio) da altri. Mi limiterò a riproporre e condividere alcuni fra i commenti, le reazioni, le vignette che più mi hanno colpito.

Oggi tutti noi dobbiamo con forza sentirci Charlie Hebdo. Ne va della nostra democrazia. Ne va della nostra civiltà.

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Dyab Abou Jahjah

Non sono Charlie, sono Ahmed, il poliziotto ucciso. Charlie ridicolizzava la mia fede e la mia cultura e sono morto difendendo il suo diritto a farlo.

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Editoriale congiunto pubblicato da cinque grandi quotidiani europei: il francese Le Monde, il britannico The Guardian, il tedesco Süddeutsche Zeitung, l’italiano La Stampa, lo spagnolo El País e il polacco Gazeta Wyborcza.

L’attentato contro «Charlie Hebdo» ieri a Parigi, e l’odioso assassinio dei nostri colleghi, inflessibili difensori della libertà di pensiero, non è solo un attacco contro la libertà di stampa e di opinione. È un attacco contro i valori fondamentali delle società democratiche europee.
La libertà di pensare e di informare era già stata messa nel mirino, in questi ultimi mesi, attraverso la decapitazione di altri giornalisti, americani, europei o dei Paesi arabi rapiti e uccisi dall’organizzazione dello Stato islamico.
Il terrorismo, qualunque sia la sua ideologia, rifiuta la ricerca della verità e ricusa l’indipendenza di spirito. Il terrorismo islamico ancora di più.
Rifiutando di cedere alle minacce dopo la pubblicazione, dieci anni fa circa, delle caricature di Maometto, il magazine «Charlie Hebdo» non aveva per niente cambiato la sua cultura irriverente. Allo stesso modo noi, giornali europei che regolarmente lavoriamo insieme nel gruppo «Europa», continueremo a far vivere i valori di libertà e di indipendenza che sono il fondamento della nostra identità e che condividiamo. Continueremo a informare, a fare inchieste, a intervistare, a commentare, a pubblicare e a disegnare su tutti i soggetti che ci sembreranno legittimi, in uno spirito di apertura, di arricchimento intellettuale e di dibattito democratico.
Lo dobbiamo ai nostri lettori. Lo dobbiamo alla memoria di tutti i nostri colleghi assassinati. Lo dobbiamo all’Europa. Lo dobbiamo alla democrazia. «Noi non siamo come loro», diceva lo scrittore cecoslovacco Vaclav Havel, oppositore vittorioso del totalitarismo diventato Presidente. E’ la nostra forza.

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Emergency

Seguiamo con dolore le notizie da Parigi: dodici civili uccisi in un attacco terroristico. Mentre aspettiamo di capire chi sia stato e perché, ci vengono in mente le parole del primo ministro norvegese davanti al massacro di Utoya: “Reagiremo con più democrazia, più apertura, più umanità”.
Democrazia, umanità, diritti – e non altro odio e altra violenza – sono l’unico antidoto alla guerra e al terrore. Da Kabul a Peshawar, da Baghdad a Parigi.

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Domenico Naso su IlFattoQuotidiano.it

Io ero contro tutti i fondamentalismi anche ieri. E voi? Nessuna voglia di far polemica in un giorno come questo, per carità, ma leggendo le migliaia di tweet di sostegno al giornale satirico francese, la domanda mi è sorta spontanea. Molti di voi, probabilmente, non conoscevano neppure Charlie Hebdo. E non è mica una colpa. Quasi tutti, però, conoscono Matteo Salvini, la Lega, Mario Borghezio, Mario Adinolfi, Costanza Miriano, Camillo Lagnone, molti, troppi preti che predicano odio, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, i fascistelli di CasaPound e persino chi rompe le scatole e si straccia le vesti se non si fa il presepe in una scuola o se, visto che dovremmo vivere in uno Stato laico, qualche eroe decide di staccare il Crocifisso dal muro. Ma anche gli intellettualoidi di casa nostra che hanno sempre giustificato le dittature di ogni angolo del globo (purché rosse, ovviamente), Hamas, Hezbollah e persino l’11 settembre. Conoscerete, immagino, un sacco di italiani razzisti, omofobi, fomentatori di odio. E immagino anche ogni giorno metterete contro di loro tutto il sacro fuoco (giustissimo, sia chiaro) che avete mostrato oggi dopo l’orrendo attentato di Parigi. [continua]

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Cécile Kyenge “Sono le persone ad uccidere e non le religioni.”

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(Clicca sulle immagini per risalire alla fonte)10271215_888531194511818_1657521748176865125_o

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Noi non siamo come loro. #JesuisCharlieHebdo

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Una risposta a #JeSuisCharlie

  1. Fulvio Del Deo ha detto:

    Non condivido il Pensiero di Kyenge. A volte sono proprio le religioni a uccidere.
    Metti a confronto:
    1. “A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra”
    2. “Ama il prossimo tuo come te stesso”
    con
    1. “Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.”
    2. “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso.”
    E così via. Potrei portarti un elenco di esempi che non finisce più. Hai mai seguito un sermone di un imam di quelli alla moda in questi tempi fra i beur delle banlieu? Eh, da mettersi le mani nei capelli… anzi, da armarsi per difendersi 🙂

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