Perché sono rappresentante degli studenti

Come forse alcuni di voi sanno, oltre a fare settordiquindicimila cose, sono anche rappresentante degli studenti del Conservatorio di Torino. So che mi porta via tempo, so che investire energie in un qualsiasi tipo di attività artistica significa sottrarne alle attività di rappresentante (e viceversa…).
Eppure mi porto dietro questo istinto, senza molte possibilità di scelta: ho le capacità e le competenze per poter cambiare le cose, per rendere effettivamente il Conservatorio un posto migliore di com’era quando sono entrato. Sarebbe ignavia sottrarmi a questo impulso, al massimo posso continuare a lottare con me stesso e contro il tempo per riuscire a bilanciare gli impegni e continuare a fare un po’ tutto quello che faccio.
In parte è un problema famigliare: l’impegno politico è un’eredità che quasi non scelgo ma di cui prendo atto, tanto è radicata nel mio modo di pensare.

Oggi ho mandato un’email a tutti gli studenti per alcune comunicazioni importanti e mi sono ritrovato a concluderla con un’ampia riflessione che ora voglio riproporre anche in questa sede.

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Rispetto ai tempi del liceo, quando c’erano i rappresentanti d’istituto, abbiamo un vantaggio. Qui siamo in un contesto da adulti. Qui, se vogliamo, possiamo portare avanti dei cambiamento veramente significativi. Non siamo più i ragazzini davanti ai “grandi”: professori, genitori o preside. Chissà se al liceo era veramente possibile andare dal preside, proporre un’idea innovativa ed essere presi sul serio.

Rispetto all’Università, invece, abbiamo un altro vantaggio. Siamo molti di meno e ci conosciamo quasi tutti. Vuol dire che nel giro di qualche mese, se sei attivo come rappresentante degli studenti, puoi arrivare a conoscere tutto il personale amministrativo. Vuol anche dire che è possibile portare avanti il cambiamento personalmente e direttamente. È possibile portare avanti un cambiamento vero. Ad esempio, puoi andare nell’ufficio del Direttore, o del Direttore amministrativo, del Presidente o del Vice-direttore e confrontarti direttamente con loro. Perché si sta cercando di lavorare tutti insieme per provare a rendere questo Conservatorio un posto migliore, in cui è bello venire a studiare.

Qual è il punto? Non lasciateci soli.
Io ho delle idee. Ho delle idee che ritengo buone idee, altrimenti non cercherei di portarle avanti. Potrei rimandare la realizzazione di queste idee ad un ipotetico futuro prossimo in cui sarò un po’ più tranquillo, o potrei lasciarle perdere, ma cerco di non farlo.
Io ho delle idee, noi della Consulta abbiamo delle idee. E abbiamo scelto di investire tempo ed energie per provare a realizzarle e per contribuire a mandare avanti la baracca nel modo migliore per gli studenti.
Ma il Conservatorio non sono io, e non siamo neanche noi della Consulta. Il Conservatorio è fatto da un Noi più grande: studenti, professori, amministrativi, segretarie e bidelli. Siamo, volenti o nolenti, una comunità.
Abbiamo la fortuna di poterci conoscere, bene o male, quasi tutti quanti. Certo, questo complica un po’ le cose: è indubbiamente più facile far diventare i problemi una questione personale, ma (ehi!) meglio così che lamentarsi e dire che tutto il sistema fa schifo, no?
Nel Conservatorio di Torino c’è un sistema così piccolo che è possibile vedere le persone che che ne fanno parte e che lo costituisco. Queste persone a volte rimandano al mittente i suggerimenti, le richieste di confronto e le istanze di rinnovamento; a volte commettono errori ed ingiustizie e non chiedono neanche scusa. A volte il sistema sembra veramente perdere ogni possibilità di salvezza.
A differenza del sistema, però, le persone non fanno mai schifo: possono sbagliare in buona o cattiva fede, possono essere pasticcione, arroganti, detestabili; oppure possono semplicemente starci antipatiche. Se non sono gigli, però, son pur sempre figli, vittime di questo mondo.
Se ripartiamo dalle persone, c’è possibilità di recuperare fiducia nel sistema. Perché anche noi siamo parte del sistema.

Il Conservatorio non sono io, il Conservatorio non è la Consulta studenti e non è neanche composto dai soli studenti. Vorrei però che fosse per gli studenti e degli studenti. Vorrei un Conservatorio in cui gli studenti non siano l’ultimo anello di una catena, ma i protagonisti.
Vorrei un Conservatorio in cui la Consulta è un braccio, che agisce e realizza quello che la mente – la collettività degli studenti – ha pensato. Vorrei che tutti diventassimo più attivi.
Non vi chiedo di venire con me nei colloqui con il Direttore o nelle riunioni, o di candidarvi in massa alle prossime elezioni. Questa è una scelta mia, condivisa dai miei colleghi della Consulta, per attitudine, volontà e voglia di investire un po’ di tempo in queste attività. E, fidatevi, so cosa quanto la nostra attività possa essere impegnativa e quanta fatica richiede ad alcuni abbinare il lavoro ad un percorso di studi intenso come il nostro.
Ma il tempo almeno per un’assemblea studentesca? Per un ritrovo in cui pensare insieme e condividere questi pensieri?

Abbiamo smesso di organizzare assemblee. Non veniva nessuno.
Riusciremo a cambiare?

La partecipazione non risolve i problemi. Non riusciremo a risolvere tutto confrontandoci. Anzi, a volte essere in tanti rende la situazione più complicata. Più complicata, ma anche più interessante.
Per questo dobbiamo provare ad uscire dal nostro guscio. Possiamo tentare di trasformare il nostro Conservatorio in un modello di partecipazione e di aggregazione. In cui i rappresentanti degli studenti non sono un gruppo isolato, ma la punta di un iceberg la cui parte sommersa è costituita dalla totalità degli studenti.
Possiamo smettere di pensare come “io” e iniziare a pensare come “noi”.
Noi studenti del Conservatorio “G. Verdi” di Torino. Chiedo troppo?

Buona estate a tutti, ci si risente verso settembre/ottobre.

Beniamino Trucco
Rappresentante degli studenti e Consigliere Accademico

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