Avevano sognato che si poteva vivere in piedi

Negli scorsi giorni ho riletto una raccolta di articoli di Luis Sepulveda, Il generale e il giudice, scritti quando sembrava possibile vedere Augusto Pinochet processato per i suoi crimini commessi durante la dittatura.

Era quel tipo di libro in cui ero pronto con una matita, per sottolineare i passaggi che mi avrebbero colpito di più… e sapevo che ce ne sarebbe stato almeno qualcuno.
Così è stato. A proposito dei desaparecidos, Sepulveda scrive…

Quelli di cui sentiamo la mancanza erano militanti.
E se noi ne sentiamo la mancanza, non è un caso o un imbroglio del fato, né si deve ai disegni di qualche dio offeso. Ne sentiamo la mancanza perché osavano proporre un’esistenza migliore di quella del gregge. Ne sentiamo la mancanza perché dicevano che il pane era di tutti oppure di nessuno. Ne sentiamo la mancanza perché accendevano luci nell’oscurità, forti o deboli, non importa, il loro bagliore continua a illuminarci. Ne sentiamo la mancanza perché nella penombra della camera si avvicinarono al letto dei figli, li accarezzarono, lasciarono sulle loro fronti la stella di un bel sogno e, quando uscirono per compiere un’azione, lo fecero sapendo quante cose avevano da perdere, eppure agirono con la risolutezza di chi ha la ragione dalla sua parte.
Quando li portarono via, quando iniziammo a sentirne la mancanza, i testimoni che non avevano visto nulla mormorarono: “Qualcosa avranno fatto, non per niente li portano via”, e avevano ragione, perché avevano fatto molto più di qualcosa: avevano sognato che si poteva vivere in piedi. Avevano sognato che il destino dell’uomo non poteva essere sempre un castigo. Avevano sognato che la felicità di tutti era possibile. Avevano sognato di creare una legge giusta, davanti alla quale saremmo stati tutti uguali. E avevano osato far diventare realtà i sogni, perché quelli di cui sentiamo la mancanza, senza tante storie né pavoneggiamenti, avevano raggiunto la dimensione superiore dell’essere umano, per questo ne sentiamo la mancanza: perché erano rivoluzionari.
Erano cresciuti nel secolo peggiore e avevano tentato di renderlo migliore. Avevano scoperto che la storia è una truffa e si erano fatti saggi per scriverla con la calligrafia della dignità. Erano chiamati a trionfare e avevano preferito essere solidali. Si erano spogliati della pelle della patria per abitare la grande famiglia umana.

Abbiamo imparato a vivere con quelli di cui sentiamo la mancanza, perché sono parte di noi, perché sappiamo come mai ci mancano, e perché la loro assenza la colmiamo di orgoglio.

 

desaparecidos-FDB

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Una risposta a Avevano sognato che si poteva vivere in piedi

  1. Enzo Paolo Trucco ha detto:

    Grazie, Beniamino! papà

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