Le cose belle

Madò. Che serata.
Come ben sanno i miei contatti Facebook, Twitter e pure Instagram questa sera sono stato al Teatro Regio di Torino a vedere la Tosca di Giacomo Puccini. Ero così cissato che durante gli intervalli mi attaccavo al telefono per condividere con l’Internet il mio entusiasmo per lo spettacolo a cui stavo assistendo.

Mentre tornavo a casa sapevo che mi sarei attaccato al computer per bloggare e pensavo a tutte le cose che avrei voluto scrivere. Erano tante, e non so se riuscirò a ricordarmele tutte quante. Sono gasato come quella sera che avevo visto Gravity al cinema.

Tra i vari pensieri, so per certo di aver riflettuto su quanto conta per me la caratterizzazione dei personaggi. Non riesco a togliermi dalla testa il Rigoletto di Verdi, dove il personaggio principale femminile muore per amore… ma in un modo così stupido che ero uscito dal teatro con il nervoso. In quel caso l’evoluzione psicologica del personaggio non mi aveva convinto, per niente.
Stasera invece Tosca è stata strabiliante. Una protagonista completa, a tutto tondo, viva. Gelosa, disperata, innamorata, decisa, lacerata… ogni aspetto del suo carattere è stato introdotto, raccontato, spiegato e sviluppato per lo spettatore in maniera impeccabile. E tu sei lì, a seguire le vicissitudini sue e degli altri personaggi.

Questa sera il cast era veramente stellare (oggi era la prima), ma il baritono che interpretava il ruolo del cattivo si è veramente superato. Al di là delle doti musicali strepitose… è riuscito ad essere odioso al punto giusto.
Non antipatico, quello è diverso. Quello capita per quei cattivi di bassa lega, che sono cattivi ma in modo stupido, quasi banale. Se sei antipatico non mi hai catturato, anzi quando arrivi mi viene un moto di fastidio, vorrei venire a darti due sberle.
Scàrpia, il capo della Polizia, è invece un antieroe a livelli epici. Di quelli che più sono stronzi, più li odi ma al tempo stesso ne rimani affascinato da quanto riescono ad essere marci dentro. E il cantante di questa sera è riuscito a rendere questo aspetto fino in fondo. Un villain degno dei migliori cartoni Disney o del Joker di Heath Ledger.

Un altro punto pazzesco su cui riflettevo è che quando la miscela artistica è efficace, quando la simbiosi fra tutte le arti coinvolte nell’opera è perfetta, allora non ascolti più la musica. Ti trovi incollato sulla poltroncina a seguire la storia, in balia delle emozioni di cui la musica è una cassa di risonanza potentissima.
E anche se lo sapevi già, come sarebbe finita la vicenda, anche se avevi già letto il libretto prima di andare a vedere lo spettacolo, anche se all’inizio con pochi fotogrammi il regista di avvisava di quello che sarebbe successo, arrivi alla fine e c’è Tosca che sale sul terrazzo, il suo innamorato è morto e lei è ormai andata fuori di testa, c’era già stato qualche segnale nelle ultime scene ma adesso è chiaro che è crollata, dalla speranza e dai sogni d’amore alla cruda realtà, alla disperazione più nera della solitudine, dell’abbandono e dell’amore perduto, e lei sale sul terrazzo, e questo genio di regista riesce a rendere la scena con un mix di colpi di teatro, scenografia che ruota e un filmato di una manciata di secondi proiettato su un velo che nasconde appena la scena, e Puccini riprende il tema dell’amore perduto che lui aveva cantato poco prima, e tutto è così potente, e lei si butta, muore, lo sai che muore ma ti ritrovi ad applaudire come un forsennato, applaudi perché sei stracarico di emozioni, non perché sei felice ma perché ti ritrovi in un tripudio di sensazioni, anzi ti piange il cuore, sei quasi stordito ma lo capisci perché l’ha fatto, è tutto raccontato così bene che lo senti che non aveva altra scelta, anche tu non vedevi una via d’uscita, e applaudi perché è tutto così intenso, sei quasi in overdose emotiva, ed è un’overdose di cose belle e applaudi l’orchestra, il direttore, i cantanti, il coro, i librettisti, il compositore, gli scenografi, il registra, persino l’architetto del teatro, e tutti quelli che hanno contribuito perché questa BELLEZZA si realizzasse.

Ti ritrovi ubriaco di arte, in un mistico cocktail che ti avvolge e non ti lascia scampo.
E ripensi a uno dei prof. di arte avuto al liceo: “Lo scopo dell’arte è emozionare.”

Infine pensi a ieri sera, quando con alcuni amici ti sei messo a discutere di Allevi e della sua musica. Che il problema non è tanto la sua musica, ma lui che si spaccia per musicista classico e si presenta agli ignoranti come l’erede di Beethoven e di Brahms quando invece è un prodotto commerciale. Le sue composizioni, l’ho sempre detto e non ho problemi a ripeterlo, non sono brutte… Una melodia con un po’ di accompagnamento, con sonorità che parlano alla pancia, è un tipo di musica che anche io suono e che mi piace suonare. A lungo andare un po’ noiosa, poco interessante, ma non brutta.
Il punto è che questi brani ti inchiodano, ti legano alla mediocrità della propria natura e non ti lanciano verso l’alto. Non contengono, non possono contenere quella pulsione verso il Bello con la B maiuscola, non possiedono quella ricerca dell’infinito che tenta di trascendere la condizione umana.
La musica di Allevi parla di se stessa ed è autoreferenziale. Puccini, Sardou, Giacosa e Illica raccontano della vita, dell’amore, della morte, dell’umanità, dell’infinito e della Bellezza.

E ti lasciano così, affamato di cose belle, e ne vuoi ancora, e ancora, e ancora…
Perché l’Arte è uno dei quegli ambiti –come l’amore– in cui più ne hai esperienza, e più ne vuoi. Saziare il tuo bisogno al tempo stesso alimenta l’esigenza.

Può succedere di dimenticare questo istinto verso il Bello. Di sopirlo nella routine quotidiana, di rincoglionirlo a forza di spunti visivi, sonori ed emotivi standardizzati. Ti trovi rinchiuso in una mediocrità a misura di omuncolo, in cui tutto è facile ma al tempo stesso noioso.
Poi vai una sera all’opera, sbatti contro un capolavoro, scopri un’opera d’arte o forse è l’opera d’arte che ha scoperto te e hai di nuovo fame del bello, in qualsiasi forma.
Allevi ti tiene ancorato alla bassezza del suo mondo, Puccini ti proietta nelle sfere celesti e una volta che sei lì, be’, vuoi rimanere in orbita. Hai voglia di Arte e di Bellezza in tutte le sue forme.
Stasera, ad esempio, mi è venuta voglia di tornare a teatro: sono due anni che me lo ripeto inutilmente, ma se l’anno prossimo avrò il tempo vorrei fare l’abbonamento allo Stabile. E dopo un giorno di stanchezza mentale in cui non sono riuscito a studiare, mi sento ricaricato: voglio provare a dare nel limiti delle mie possibilità un contributo alla Bellezza. E voglio ricominciare a leggere e ad emozionarmi, a confrontarmi con parte di quello che il Genio e la Sensibilità dell’Umanità ha partorito e tramandato negli ultimi millenni.

Perché – per citare un altro prof. del liceo – “Beniamino deve imparare che la Cultura è un valore e l’ignoranza è un disvalore”. Così come l’Arte.
A ripensarci ora, vi leggo un grande insegnamento. L’arte e la cultura sono dei valori: l’approccio deve essere anche etico e morale, non solo cognitivo e intellettivo. Dovremmo introdurre il diritto-dovere alla Bellezza.
L’ho imparato, prof., anche se a volte lo dimentico temporaneamente. Meno male che, in caso di caduta, c’è Puccini o qualche degno collega che mi aiuta a rialzarmi.

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5 risposte a Le cose belle

  1. Simona Valcarenghi ha detto:

    Hai detto tutto tu… sul valore dell’Arte e il suo rapporto con la Bellezza e l’Infinito ( e tu dici di non credere???….)… Grazie per questa condivisione, questa volta sei riuscito a farmi stare zitta… 🙂

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