Lettera aperta a Lorella Zanardo

Cara Lorella, sono Beniamino Trucco, ti seguo da tempo e ci siamo scritti qualche tempo fa sulla tua pagina Facebook a proposito di un video che ti avevo segnalato (la pubblicità della P&G sulle Olimpiadi). [Ne avevo scritto poi anche sul blog: link 1 e link 2]

Ti scrivo nuovamente per un motivo simile, per segnalarti e per chiederti un commento riguardo ad un articolo pubblicato un paio di giorni fa da il Fatto Quotidiano: Sesso a 14 anni, le adolescenti raccontano: “Se non ti fai sverginare sei una sfigata”.

Questa lettura mi ha lasciato spiazzato, a più livelli. All’inizio quasi non riuscivo ad articolare le mie perplessità, il tutto mi sembrava semplicemente strano, per non dire sbagliato. Cercherò ora di spiegare le mie sensazioni.

  1. Ma la situazione reale è veramente questa? Questa è la prima, grande domanda che mi sono posto. Ho 23 anni, ho finito il liceo 5 anni fa. Faccio l’animatore all’oratorio, seguo da 3 anni il gruppo che ora è in 3° superiore. Non mi sembra di essere così lontano dai contesti descritti nell’articolo, sia per motivi anagrafici, sia perché ho un contatto regolare con degli adolescenti. Eppure nella mia esperienza diretta non ho visto e non vedo situazioni simili a quelle descritte. O meglio, so indirettamente di alcuni casi simili, ma si tratta di eccezioni, non della normalità! Ho provato a cercare una spiegazione per questa discrepanza. Innanzi tutto mi sembra ovvio che i ragazzi e le ragazze con cui mi relaziono rappresentano una cerchia selezionata: il gruppo dell’oratorio non rappresenta un campione adatto a riflettere la situazione dei giovani adolescenti italiani, per vari motivi. Oltre a questo motivo, mi sono chiesto se possa influire il fatto che la mia esperienza è legata ad un contesto provinciale. Saluzzo fa 17.000 abitanti e, per quanto possa essere la cittadina di riferimento di moltissimi dei comuni della zone (ci sono almeno 6-7 scuole superiori), forse c’è in generale un ambiente più “protetto” rispetto ad una grande città come ad esempio Torino (dove sto da ormai 5 anni, senza però avere contatti con ragazzi di queste età). Ragionandoci su, credo che alla fine le opzioni siano due.    A. Il mondo là fuori è veramente così, sono io ad aver vissuto in una bolla.    B. Questo articolo amplifica una situazione minoritaria, riportandola come “la normalità” (per fare notizia, per leggerezza da parte di chi scrive o che ne so). Se fosse così, sarebbe –secondo me– un atto deontologicamente gravissimo. Da un punto di vista educativo, semplicemente sbagliato. Perché presenterebbe come diffusa una situazione che diffusa non è, e ben sappiamo che gli individui più fragili sono proprio quelli più facilmente influenzabili. Mi rendo conto, però, di non avere gli strumenti per analizzare adeguatamente questa situazione e quindi ti chiedo una mano. Tu cosa ne pensi?
  2. E la giornalista? Mi ha lasciato basito l’approccio della scrivente. Racconta fatti, storie e vissuti a mio parere terribilmente significativi… senza neanche una parola di commento. Ha trattato argomenti di questa complessità come se fossero notizie di cronaca. Ammesso e non concesso che queste situazioni siano effettivamente la normalità, non si può e non si deve rimanere inerti. Non puoi non includere un commento. Se non della giornalista (che non mi sembra la persona più titolata per farlo) chiedi ad un esperto: uno psicologo, un sessuologo, un educatore. Chiedi a qualcuno cosa ne pensa. Innesca un dibattito, affronta l’argomento. Credo che il peggio in cui possiamo incappare affrontando questi discorsi siano i bacchettoni e i moralisti. Ma la morale e l’etica sono tutto un altro paio di maniche. Ogni adulto viva la sua sessualità come meglio crede, ma se fra gli adolescenti la sessualità si sviluppa in modo autonomo dall’affettività (o peggio senza che l’affettività si sviluppi), allora secondo me abbiamo un problema. (Credo che spesso i ragazzi non sappiano distinguere i bisogni affettivi dall’impulso naturale della sessualità, cercando quindi nella sessualità la risposta alla domanda sbagliata. La sessualità dovrebbe essere uno specifico ambito relazionale, non l’unico linguaggio che i ragazzi conoscono.) Eppure, qui il problema è ancora più grande: i ragazzi vivrebbero l’atto sessuale senza consapevolezza, senza neanche l’obiettivo del piacere. Un puro atto fisico, senza alcun significato se non quello sociale (e –signori– come siamo scesi in basso). I ragazzi di oggi sono la società di domani. Se la situazione è veramente questa, devi prendere posizione in qualche modo. Studio musica, non sono un esperto: ho solo una vaga infarinatura di pedagogia e psicologia, che deriva dal corso di didattica che sto frequentando. Posso solo portare qualche anno di esperienza sul campo come animatore, tra l’altro una figura educante non formalizzata. Eppure tutto questo mi sembra così sbagliato. Mi sembra che il non prendere posizione attivamente e concretamente significhi avvallare un modello SBAGLIATO di sviluppo della persona, della personalità, dei legami affettivi e delle relazioni sociali. E quindi vengo a chiederti il parere dell’esperto, o almeno il parere di chi può avere una visione d’insieme più ampia della mia. Ti chiedo anche cosa ne pensi del mio approccio “etico” all’argomento: sbaglio a pensare che se non si prende posizione si è complici?
  3. I grandi assenti Gli assenti nello spaccato che emerge dall’articolo sono due. I primi sono gli adulti. La scuola, i genitori. Possibile che gli adolescenti vivano in un mondo nascosto in cui gli adulti non riescono ad affacciarsi, ad interagire? Questa prof. di ginnastica non coinvolge il consiglio di classe, il preside? Non chiedono aiuto al Consultorio, ad uno psicologo scolastico, ad un sessuologo? Possibile che il divario generazionale sia un abisso insormontabile? Che fine ha fatto la comunità educante scuola-famiglia? L’altro grande assente è il maschio. Lo so, è il mio punto fisso ricorrente e ne avevo già parlato. Non una parola, se non vaga e transitoria, per questi ragazzi assolutamente allineati allo stereotipo del “maschio da monta”. Forse saranno loro l’oggetto della prossima puntata di questa inchiesta, ma per il momento questa assenza la trovo significativa. Come si può pensare di cambiare la società, come si possono proporre nuovi modelli di relazione interpersonali se non si parla anche dell’altra metà del cielo? Possibile che non ci si interroghi su quale sia il vissuto di questi ragazzi, descritti unicamente come entità sessuali? Possibile che non si riesca a fuggire dal dualismo “donna vista o come ragazzina fragile o come puttana” e “maschio considerato un pene con attaccato un corpo”? Abbiamo delle vie d’uscita?

In conclusione, vorrei azzardare ancora una considerazione. Forse questo articolo non è così significativo per conoscere meglio i ragazzi e le ragazze italiane. (Almeno lo spero, ma attendo un tuo riscontro…) Forse però possiamo capire molto su chi scrive, su chi pubblica e su come pensano chi scrive e chi pubblica. E non sono informazioni molto lusinghiere.

Grazie in anticipo per l’attenzione, buon fine settimana e buon lavoro.

Con stima Beniamino Trucco

P.S. Sono sconcertato dalla quantità di persone che condividono l’articolo de il Fatto, prendendo tutto per oro colato senza porsi alcun tipo di domande. Ad esempio, ritengo significativo che non sia riportato alcun tipo di dato statistico. Quindi, senza sminuire la portata di quanto riportato (ci ho dedicato 20 righe all’importanza dei contenuti!!) certo potremmo almeno contestualizzare la fonte delle informazioni. P.P.S. Trovate il tutto anche qui, pubblicato anche sotto forma di articolo.

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12 risposte a Lettera aperta a Lorella Zanardo

  1. Paolo ha detto:

    anch’io credo che tale articolo non rappresenti la “normalità” ma realtà minoritarie almeno ho questa impressione

  2. kat ha detto:

    Forse la situazione non è ESATTAMENTE questa, ma mi sa che ragazzine (e ragazzini, perché a questo punto sono scemi uguale) ce ne sono più di quelli che crediamo.
    Io ogni giorno li vedo che tornano a casa dalle medie (devono passare per forza davanti a casa mia) ridendo e scherzando e facendo gli stupidi e boh, secondo me le femmine sanno benissimo come fare per tenere in pugno i maschi (da qui a darla via c’è ancora strada, ma mi pare che iniziano presto) e sopratutto come fare per emergere in mezzo alle altre femmine (che è come dire, come fare per affossare quelle che non meritano di essere viste), e mi dico qualcosa tipo “oh, Cristo, ma io non ero mica così pu**ana quando avevo la loro età”. Può anche darsi che loro (le ragazze, perché alle medie i maschi sono ancora crudi, anche se credono di sapere tutto) si diano un mucchio di arie e basta, ma in ogni caso quello che io mi chiedo è: i suoi, a casa, non gli dicono niente? Dio, se io mi comportassi come fanno loro mia madre mi inchioderebbe al muro ancora oggi.

    • Paolo ha detto:

      perchè le etichetti come “puttane” in senso dispregiativo? Che male fanno?

      • kat ha detto:

        A me non fanno niente. Probabilmente non è la definizione giusta, è semplicemente la prima cosa che colloquialmente ti viene da dire, se guardi come si atteggiano, come si mettono in mostra. In ogni caso non lo intendevo come assimilabile a quelle che stanno sulla strada, se è quello che hai pensato.

    • Serena ha detto:

      L’unico fatto che riporti è che “ragazzine e ragazzini fanno gli scemi” passando davanti a casa tua. E da questo deduci (perchè dici “secondo me”, “mi pare”) tutta una serie di considerazioni che con il fatto reale non c’entrano niente: che le ragazze sanno come “tenere in pungo i maschi” (per fare che? e come? per farsi fare i compiti di matematica?) che sanno come fare per emergere in mezzo alle altre “femmine” e, chiusura finale basate su cose che hai immaginato vedendo un gruppo di ragazzine e ragazzini fare gli stupidi, ridere e scherzare è: che puttane!
      Bè, se questo è il giudizio obiettivo degli adulti, qualcuno salvi le ragazze.

      • kat ha detto:

        Ok, mi sembra di capire che non mi sono espressa bene. Nel mio commento ho semplicemente detto che i ragazzini di oggi (che io vedo, come tutti possono vedere buttando un occhio fuori dalla finestra, e con cui a volte mi capita di interagire) si comportano in modo più “emancipato”, più sfrontato, e che hanno degli atteggiamenti che io (e in generale i miei compagni) alla loro età (dieci anni fa, non chissà quanto) non mi sarei permessa di tenere. Poi, in quanto a quello che fanno in privato, se effettivamente scommettono su chi la da via prima o cose del genere (sempre ammesso che lo facciano, come si sostiene nell’articolo), c’è casomai da chiedersi come mai lo fanno (scusate, ma io non concepisco questa cosa del “vai con qualcuno tanto per” e poi il giorno dopo non sai manco chi era), e come mai, soprattutto, nessuno gli fa notare che non è poi una cosa così intelligente.

  3. Fulvio Del Deo ha detto:

    Il Fatto Quotidiano è il tipico prodotto che parte buono e poi si perde per strada. Come i Pan di Stelle che i primi tempi (forse Beniamino neanche era nato) erano ottimi… poi son diventati sempre più la caricatura di se stessi. Come Marco Travaglio.
    Riguardo le ragazzine che “la danno” per “stapparsi”… magari ci fossero state ai miei tempi! Cacchio, c’erano comitive intere con una sola ragazza. Quella era la normalità. E se le ragazze erano due, la seconda era sorella di qualcuno. Comunque il sesso si cominciava dai 13 ai 17 anni… ma parlo di Napoli e Napoli non fa testo perché -almeno all’epoca- non si separava mai nulla da nulla, e nemmeno il sesso dall’amore, perché era tutto un continuo ed eterno guazzabuglio, non per altro. Perché mai non amare una persona con cui fai sesso? questo era il concetto. Oggi non so.
    Per non dilungarmi: l’articolo fa cagare, è una grossa bugia.

  4. Angela Quintiero ha detto:

    Bravo Beniamino e grazie per la tua analisi… Sono madre di due ragazze, una di 15 e l’altra di 13; seconda liceo e terza media. Beh alla lettura di quell’articolo, come dici tu, non sapevo cosa pensare! Provavo sensazioni diverse tra incredulità, smarrimento e rabbia per come l’articolo era scritto. L’ho fatto leggere alla mia figlia più grande che, poverina c’è rimasta male, ha smentito una realtà simile tra le ragazze che frequenta. Che dire, penso proprio che non sia la normalità! Colgo anche questa occasione per dire BASTA ai continui “attacchi” ai nostri / alle nostre adolescenti!!! Dobbiamo aiutarli a superare questa fase critica, poveri, non infangarli in questo modo; e per queste situazioni cercare il perché, capire… Grazie Beniamino. ciao. Angela

  5. Lisa Tursi ha detto:

    No. Non leggiamo e prendiamo x oro colato. Posso comprendere benissimo la ragazza nella sua scrittura, in todo. Ricordo oltre venti anni fa queste dinamiche esistevano nel senso del gruppo delle vergini e il gruppo delle “emancipate”. Il tutto però in un alone di pudore x cui si faceva fatica a condividere l esperienza sessuale se non x metterci in guardia, le “più grandi” alle più piccole. Ed erano preziose, non invidiate. Ero libera di scegliere il gruppo, non subivo condizionamento alcuno. Ho scelto con la mia testa e col mio cuore, con ciò comprendo la ragazza che scrive, per denuncuare un gioco cui non vuole prender parte e non vorrebbe diventasse obbligo x nessuna. Io credo che sia così, voglio crederci sino a quando potrò capire dagli occhi di una adolescente. “Ho paura che il gruppo degeneri così” lo esaspera. In fondo giornalismo è solo questo.
    Lisa Tursi

  6. Pontomedusa ha detto:

    Ho già commentato questo articolo in altra sede, più o meno con le tute stesse riflessioni. Anche io conosco alcune adolescenti, frequentate in ambito sportivo (quindi meno protetto dell’oratorio) e le vedo lontanissime da questa descrizione. D’altra parte, dobbiamo capire che farie un articolo intitolato “Le adolescenti aspettano l’amore per fare sesso” non avrebbe molti click e condivisioni.
    Ho anche vaghi ricordi di articoli sullo stesso tono quando ero ragazzina io, che mi facevano sentire fin sbagliata: “le ragazze sono come dice questo articolo? quindi io e le mie amiche non siamo vere adolescenti?” Corto circuito totale, insomma.

    • Benguitar90 ha detto:

      Non ho fatto un post di conclusione a questo argomento, come mi è capitato altre volte.
      Però la Zanardo ha risposto a questo argomento, non sono stato il solo a sollecitarla. E anche lei riporta che questi sono discorsi ricorrenti, che già qualche decennio fa questo discorso era presente con dinamiche simili… la nostra società non è così migliorata :/

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