Vedremo

Ho sentito con attenzione il discorso di Matteo Renzi. Auguri al nuovo segretario, staremo a vedere.

Civati aveva un progetto per il Pd più ampio del semplice rinnovamento della classe dirigente. Un programma per rinnovare il partito e la sua struttura interna, per arrivare -tra le altre cose- ad un partito più vicino ai propri iscritti ed elettori, in grado ad esempio di consultare la base prima di decidere su questioni molto importanti (come fanno in Germania).
Forse era una proposta troppo precoce visto il nostro passato recente.

Il berlusconismo (e non solo Berlusconi) ci ha lasciato con un’eredità molto complessa con cui fare i conti. Fra i tanti aspetti di questo gravoso lasciato, mi preoccupa molto l’importanza del “leader salvifico”.
Un errore ricorrente per gli italiani, che dopo il (primo) Ventennio non hanno imparato la lezione e se ne sono sorbiti un altro, di ventennio. E che a marzo hanno fatto un altro tentativo con il Movimento, quando molti elettori hanno affidato la propria salvezza all’incazzato ligure.

Ed è questo che mi convinceva (convince?) poco di Renzi.
La sfida che secondo me dovrebbe incarnare la politica, del Pd che vorrei, è di riportare la politica ad un discorso di “noi”. Siamo tutti noi che dobbiamo cambiare le cose. Non basta delegare “lui”, per quanto brillante e capace sia. E invece è proprio quello che fanno bene gli italiani: eleggono un personaggio carismatico e aspettano di veder risolti i propri problemi.

Civati, secondo me, avrebbe avviato un percorso culturale di maturazione dell’elettorato, per avvicinarsi ad una coscienza politica collettiva.
Se Civati avesse vinto, avrebbe voluto dire che tanti, molti, la pensavano come me. Avrei seriamente preso in considerazione l’opzione di prendere per la prima volta la tessera di un partito.
Al momento attuale, invece, non so neppure se alle prossime elezioni voterò Pd. Staremo a vedere.
La richiesta di cambiamento è stata forte: non sono sicuro se sia stato il tipo di cambiamento in cui speravo.

Mi avvio alla conclusione con un paio di considerazioni.
Il Pd si conferma l’unico partito in grado di rinnovarsi partendo dalla base. Non so se il risultato finale di questo rinnovamento mi convince (ho visto troppe persone di destra al seggio per essere sereno…), ma è un’impostazione che dimostra la vitalità di questa formazione politica. Una vitalità che, per numeri e qualità, non ha uguali nel panorama italiano.
Ed è questo che mi mette in crisi. Perché quando guardo a sinistra non trovo nulla all’altezza del Pd per quanto riguarda la diffusione sul territorio, la capacità di coinvolgere i cittadini, etc. Però se ripenso agli ultimi mesi, mi rendo conto che i parlamentari che rispecchiano di più le mie posizioni sono quelli di Sel: all’opposizione di questo governo, che hanno votato Rodotà ma anche Prodi, che candidano persone come la Boldrini, etc..
C’è da dire, però, che Sel è un altro movimento raccolto intorno ad un personaggio carismatico e che senza di lui collasserebbe. Ma poi mi viene in mente Boccia, o la candidatura di Marini, o non la mancata legge sul conflitto di interessi. E ricomincia il circolo vizioso dell’elettore inquieto di sinistra.

Renzi stasera ha detto che non è la fine della sinistra, ma di un gruppo dirigente.
Vedremo se la colpa era tutta dell’attuale classe dirigente (quindi cambiandola si risolve tutto), o se il problema è proprio il Pd in sé.

Aggiungo solo più: peccato che Civati non sia riuscito a sorpassare Cuperlo. Mi sarebbe piaciuto riuscire a fare un culo così a D’Alema su tutta la linea, ma pare che non ci siamo riusciti.
Darmage, spero che almeno di questo se ne occupi a dovere Renzi.

Chiudo condividendo una riflessione dalla pagina Facebook Moderatamente bersaniani che sintetizza abbastanza bene il mio pensiero di oggi.

Quando 7 persone su 10 ti dicono che sei un coglione il dubbio ti deve venire. Quindi io ora mi metto qui, buono buonino, e lascio manovrare il conducente. Se e quando capirò dove ci sta portando vi dirò se vengo anch’io. Buona fortuna a todos. 

In altre parole… vedremo.

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