On the road (#1?): pensieri notturni sul viaggio della giornata

Ho scoperto che questo viaggio in Andalucia, nel sud della Spagna, grazie alle connessioni wireless dei posti dove alloggiamo non sarà così offline come avevo immaginato. Probabilmente da domani sarà diverso: visto che ci fermeremo per la prima volta più di un giorno nella stessa città (Siviglia), saremo in un alloggetto per un paio di giorni dove dubito ci sarà una connessione. Il che sarà un ottimo esercizio di astinenza da Internet.
Intanto, però, ne approfitto per condividere un paio di riflessioni live e on the road, spero non banali ma in ogni caso sincere.

Siamo già passati in diverse località e, parlando di cosa mi ha colpito, voglio iniziare con la somiglianza con l’Italia.
Certo, il clima è completamente diverso rispetto al grigiume dell’ottobre/novembre piemontese, ma non credo cambi molto dal sud Italia. Certo, la lingua è diversa ma neanche tanto, bene o male fermando gente a caso per chiedere informazioni ce la siamo sempre cavata anche se i nostri interlocutori parlavano solo spagnolo. (Anche se vorrei sottolineare quante poche persone sappiano l’inglese e come le pochissime parole che ricordo di portoghese servano solo a confondere i miei tentativi di comunicazione in lingua locale.)
Ma non è solo questo. In altri stati che ho avuto la fortuna di visitare, ogni singolo elemento -o quasi- su cui posavo lo sguardo mi ricordava che mi trovavo in un posto nuovo… Qui non succede. Molte sono le cose belle, ma se dovessi venire ad abitare qui ho la sensazione che mi ambienterei in fretta. In fondo, italiani e spagnoli siamo un po’ cugini.

Come ci ha raccontato oggi uno dei molti italiani incontrati in questi due giorni, sono molti gli spagnoli che -quando scoprono la tua nazionalità- iniziano a raccontarti del loro parente italiano, che sia un nonno, un prozio, un cugino o un cognato.
A proposito, questo è senza dubbio il mio record di connazionali incontrati all’estero in così poco tempo: ieri appena arrivati una ragazza che lavorava per l’agenzia di autonoleggio; stamattina un napoletano che aspettava con noi che decollasse un aereo dall’unica pista di Gibilterra liberando così la strada per il passaggio delle auto e dei pedoni; stasera a Cadice un romano proprietario di una pizzeria al taglio e infine, ormai proprio quando eravamo in ostello, un ragazzo giovane di Udine qui in Erasmus. E siamo qui da due giorni.
Credo di non dire nulla di particolarmente originale, ma se un viaggio non è un’occasione di incontro è un viaggio solo a metà. E non è un discorso puramente retorico, cambia proprio nella sostanza. Ogni incontro cambia la tua visione della realtà circostante, la tua percezione e orienta le tue scelte.
Se ieri il ragazzo della reception dell’hotel non ci avesse suggerito quel locale, col cavolo che saremmo andati a cena lì, mangiando ottime tapas (si scriverà così?) e spendendo un tubo. E così per tutto.
Ieri un signore spagnolo che parlava italiano ci ha spiegato la corrida mentre visitavamo l’arena di Ronda. Senza che gli chiedessimo nulla, ha inizato a raccontarci alcuni particolari e poi ha continuato. Non credo di aver cambiato opinione, l’idea rendere la sofferenza e morte di un animale uno spettacolo non mi convince. Come ha ammesso lui stesso, è l’ultima eredità delle lotte dei gladiatori, e lui stesso riconosce che il toro soffre, e di questo se ne dispiace.
Eppure ora ho colto parte del fascino della corrida, ho capito alcuni elementi del suo perché: la lotta per la sopravvivenza, il confronto dell’uomo con la natura selvaggia, la superiorità fisica e mentale dell’uomo messa alla prova, il fascino di chi affronta la morte con un balletto di bravura completamente vulnerabile alle ferite… Sono tutti richiami ancestrali, che inseriti in un contesto particolare e soprattutto tradizionale, vanno a comporre una miscela fortissima di cui è difficile non riconoscerne la potenza di attrazione.

Oggi invece, mentre quei cavoli di aerei rollavano e decollavano bloccando tutto (a Gibilterra la pista dell’aeroporto blocca la strada come da noi potrebbe succedere per un passaggio a livello), grazie a quel ragazzo napoletano che lavora e abita lì abbiamo avuto una sintetica ma efficace introduzione a questa città, con le sue caratteristiche e contraddizioni. E stasera lo studente universitario in Erasmus ci ha fatto capire quante cose interessanti ci perderemo domani a Cadice, visto che la tabella di marcia ci costringe a fare una selezione fra il Museo archeologico con reperti fenici, il Museo della prima Costituzione spagnola, la Chiesa con affreschi di Goya, per non parlare delle vari monumenti, torri panoramiche e della tomba di Manuel De Falla (!!) (dove ovviamente non andremo trovandomi io in netta minoranza su questo punto).
Sopratutto va detto che, se siamo qui, è merito di un amico di mamma che ci ha aiutato nella scelta dell’itinerario e delle varie prenotazioni, vivendo in Spagna ci ha saputo guidare con grande precisione ed efficacia.

Per questo se il viaggio bello è sempre un incontro… Se vai per conto tuo con il naso nella guida,invece, (grande mia tentazione) rischi davvero di perderti un sacco di cose.

Concludo, anche perché l’ora è inoltrata e scrivere sulla tastiera del mio piccolo smartphone dopo un po’ è stressante, con un’ultima considerazione.
Molti posti, edifici, luoghi, non solo non mi sono sembrati nuovi, ma mi hanno ricordato altre città e paesi che ho visto in passato.
L’oceano con dietro la spiaggia e dietro le case era uguale a Dakar in Senegal. Le case di Tarifa, paese di mare e punto più meridionale di tutta l’Europa (proprio sullo stretto), mi ricordavano i punti costieri in cui sono stato in Senegal e nel Nordeste brasiliano. Alcune aree portuali industriali potevano essere spagnole, sarde o brasiliane. I centri storici di queste città con così tante contaminazioni diverse fra arabi e spagnoli mi rimandava a Olinda o a Istanbul. La vista dai tetti di Cadice al tramonto, con stradine strette, le terrazze in cima alle case mischiate a varie torri e torrette mi ha riportato per un momento a Dakar: là minareti, qui campanili e torri di avvistamento del ‘500 costruite per avvistare le navi in arrivo dalle Americhe… E ancora: l’arena di Ronda non è forse una copia risalente all’età moderna di un circo romano? E il mercato coperto di Ronda nella struttura richiama moltissimo quello di Istanbul, anche se qui nessuno ha cercato di vendermi qualcosa a tutti i costi.

Tutto questo dice certamente che io sono un privilegiato che ha avuto la fortuna di viaggiare molto, grazie alla mia famiglia e ad amici che mi hanno accompagnato. Ma forse,ci dovrebbe anche dire che le diversità ci sono fra la gente di mare e la gente dell’entroterra. Fra chi abita in un posto freddo e chi ha un clima decisamente più mite.
Che forse fra una costa e l’altra del Mediterraneo o dell’Atlantico ci sono più aspetti in comune di quanto si potrebbe pensare.
E che le differenze di ogni tipo -conoscendosi e confrontandosi, ognuno portando la propria identità e aprendosi all’altro- non costituiscono una distanza ma un’opportunità di arricchimento.

Ho finito, aggiungo solo più questo.
Mi han detto che l’oceano è proprio brutto. Eh già.

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Una risposta a On the road (#1?): pensieri notturni sul viaggio della giornata

  1. avstron ha detto:

    maledetto puzzolente, te ne vai in Spagna e non me lo dici??? 😀
    Me gusta! 😉 (che sei in Spagna, non che non me l’hai detto) Potevi portarmi con te, sono poliglotta, mezza interprete e sono anche di una pratica dimensione ridotta che sta bene anche nei più tristi sedili ryanair 😄 Scherzo ovviamente! Disfrutalo mucho!

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