Proteste dei migranti a Saluzzo: cosa è successo e qualche riflessione

AGGIORNAMENTO su come si sono successivamente sviluppati gli eventi a questo link

Per chi non lo sapesse, dal tardo di pomeriggio di oggi martedì 6 agosto fino alle 20.30 c’è stata una manifestazione spontanea dei migranti che occupano il campo abusivo situato vicino al foro boario. (Vorrei sottolineare che il campo è abusivo in quanto non autorizzato dalle autorità, ma loro restano -anche se in condizioni di vita estremamente disagiate- perché non hanno altri posti dove stare e rimangono nel saluzzese nella speranza di trovare un lavoro in campagna per la raccolta della frutta).
I ragazzi africani hanno formato un corteo che ha bloccato per alcune ore la rotonda di corso Roma, creando di conseguenza un notevole ostacolo al traffico cittadino trattandosi di uno snodo nevralgico delle nostre strade.
Sono stato lì per gran parte del tempo e ho approfittato di questi momenti per fare quello che so meglio: parlare e chiacchierare, sfruttando questa “dote” per cercare di formarmi un’opinione più completa possibile confrontandomi con tutti gli interlocutori presenti in loco. Be’, quasi: non sono certo andato a disturbare i carabinieri o il vice-questore, mi sono limitato a rompere le scatole a assessori, Antirazzisti, giornalisti e volontari e responsabili della Caritas.
A volte mi lamento dei giornali che non riportano in modo chiaro o completo le notizie: mi sto quindi mettendo a scrivere per cercare di raccontare i fatti così come ho capito siano avvenuti e tentando di riportare i vari punti di vista. Non mi aspetto di essere obiettivo, probabilmente le mie opinioni traspariranno più o meno velatamente: ci tengo però a sottolineare il massimo rispetto per tutte le persone o gli enti coinvolti e per il loro pensiero. Cercherò anche di separare il più possibile fatti, dichiarazioni riportate ed opinioni personali.

Vicino al Foro boario di Saluzzo ci sono due campi, uno autorizzato e attrezzato dalla Coldiretti riservato a braccianti assunti da agricoltori della Coldiretti, uno abusivo in cui si trovano un po’ tutti gli altri. Questo campo -che all’aspetto ricorda un po’ i campi profughi che potete aver visto in tv nei servizi sui rifugiati- conta i migranti ormai a centinaia: le stime variano da quattro a seicento africani sistemati in condizioni precarie.
Per questa marea di persone vi sono a disposizione un numero molto limitato di servizi igienici (se non sbaglio una doccia e un paio di gabinetti) e qualche rubinetto. I servizi non sono immediatamente vicini a dove si trova il campo ma si trovano a circa 300-400 m. Il punto è che questo è anche l’accesso all’acqua corrente più vicino, e per tutte queste persone non avere neppure un rubinetto a portata di mano è un disagio che si somma a tutti gli altri in questa instabile situazione.
Per questo motivo, qualcuno la scorsa settimana ha realizzato un allacciamento abusivo (in pratica credo si trattasse di un semplice tubo, anche se non ne sono sicuro) che portava l’acqua corrente potabile direttamente al campo. Potremmo definirlo una piccola comodità in una situazione di grande disagio. Oggi questo allacciamento è stato rimosso dal Comune ed è questo che ha scatenato la reazione dei braccianti africani.
La manifestazione è stata abbastanza tranquilla, ci sono stati un paio di momenti di tensione ma nel complesso nulla di preoccupante. Le numerose forze dell’ordine presenti hanno garantito l’ordine deviando la circolazione sulle vie circostanti ma il loro intervento è stato principalmente di contenimento e supervisione. Due vetture sono -purtroppo per loro- rimaste bloccate in mezzo alla rotonda dal presidio dei migranti: alla richiesta degli automobilisti di poter uscire «visto che noi non c’entriamo nulla» la risposta è stata «anche noi non ne possiamo nulla ma ci hanno tolto l’acqua, non ci spostiamo da qui -e voi con noi- fino a quando non riavremo quanto ci è stato tolto».
Anche se la protesta è rimasta tutto sommato pacifica, i toni sono stati molto accesi ed è emersa molta rabbia. L’elemento più spiacevole credo sia stato l’accusa di razzismo, indirizzata indiscriminatamente un po’ a chiunque arrivasse a tiro, arrivando anche a colpire (paradossalmente) persone come Luigi, il responsabile della Caritas diocesana, l’assessore Marcella Risso o il sindaco Paolo Allemano che credo possano essere accusati di tutto meno che di razzismo.
I migranti con la loro protesta intendevano chiedere il ripristino di questo allacciamento per poter aver l’acqua vicino al campo. Da un lato, questa richiesta sostenuta con così forza ha sorpreso qualcuno: si tratta in fondo di tornare alla situazione che si aveva appena una settimana fa, prima del tubo abusivo, con i rubinetti a 300-400m dalle abitazioni baracche. D’altro canto, si può capire come questo rappresentasse un piccolo grande miglioramento per alleggerire una sistemazione già altrimenti disagiata.
Se il gruppo degli Antirazzisti è più vicino alle posizioni dei migranti, l’amministrazione comunale -stando alle parole di alcuni assessori- non aveva alternative. Il tubo era abusivo, ma soprattutto il problema era nello scarico non a norma: non essendoci fognature adatte, le acque di scolo derivate da questo allacciamento sarebbero finite nei tombini e tubazioni destinati alle acque bianche. Si tratta di una grave violazione dei regolamenti che può sconfinare anche nel penale, e il responsabile civile, sanitario e legale è il Comune. Per questo motivo non si poteva evitare la rimozione dell’allacciamento. Anzi, come ha ribadito l’assessore Risso, «ognuno si assuma le proprie responsabilità, noi di aver tolto il tubo, e chi l’ha messo di averlo fatto sapendo che sarebbe stato tolto perché illegale».
A metà fra chi pensa soprattutto al rispetto delle norme e chi -con meno vincoli- può pensare con il cuore, si trova la Caritas diocesana, già da vari mesi molto presente e attiva. Veniamo a sapere, infatti, che la Caritas avrebbe proposto ben tre volte al Comune di realizzare un allacciamento alla rete idrica per il campo abusivo, un allacciamento in regola e completamente a loro carico per quanto riguarda le spese: la risposta dell’amministrazione sarebbe sempre stata un netto “no”. Entrando nel campo delle supposizioni, si può immaginare che dietro questo motivazione ci sia stata l’esigenza di non incoraggiare un campo abusivo in alcun modo, ma ovviamente queste ipotesi lasciano il tempo che trovano. Se così fosse, però, sarebbe una risposta che lascia una grande amarezza.
La situazione è indubbiamente complessa e stratificata, con varie implicazioni e complicazioni. Confrontandomi con i vari soggetti, ho veramente avuto l’impressione che tutti avessero ragione almeno su qualche punto… il problema è che di tutte queste visioni occorre trovarne una d’insieme che possa conciliare tutte le necessità e questo non è certo facile.
La protesta si è sciolta alla fine in serata, con la promessa di un incontro domani fra una delegazione dei migranti ed il Sindaco, per cercare di trovare una soluzione per portare l’acqua il più vicino possibile al loro campo.

Di questa serata mi porto dietro due immagini che in particolare mi hanno colpito.
Ad un certo punto ho visto l’assessore Risso che interrompeva la spiegazione della situazione e delle motivazioni del Comune destinate ad un passante interessato, per rispondere a tre ragazzotti che venivano a chiedere come mai la polizia non caricasse «come allo stadio», in fondo «anche noi siamo senza lavoro ma non andiamo in giro a rompere le balle alla gente». Luigi della Caritas, che era lì anche lui, ha chiesto loro se avessero l’acqua corrente in casa; Marcella Risso invece ha replicato che la violenza non è mai una soluzione e che se si ha davanti dei disperati (perché di questo si tratta) si deve mettere in conto che ragionare diventa molto difficile.
Questa risposta credo che ci (mi) aiuti a riflettere, a ricordare che dietro i posti di responsabilità non troviamo solo aridi burocrati, ma ci possono essere persone con una spiccata sensibilità che si trovano, magari, a ricoprire l’antipatico ruolo di quello che dice che “le regole sono così e quello non si può fare”. Anche se con il cuore, forse, vorrebbe fare diversamente o di più.
L’altro episodio è simile: a fine serata, quando ormai il presidio stava rientrando e il traffico ricominciava a circolare, ho assistito ad un frammento di conversazione fra alcuni consiglieri comunali -tra cui il presidente del Consiglio comunale Demaria- ed un signore che, anche lui, lamentava il mancato “pugno di ferro” della polizia. Gli stavano spiegando che se reagisci con la forza senza che ve ne sia la reale necessità contro un gruppo già agitato e pieno di tensione devi mettere in conto di blindare la città almeno fino a domani: decisamente l’interlocutore non era un fine stratega.
Entrambi gli episodi mi fanno pensare ad una mentalità fascista della repressione, a quanto pare abbastanza diffusa, in cui è importante nascondere e respingere tutto ciò che crea disagio e turba il tranquillo tran-tran del benessere, senza lasciarsi minimamente coinvolgere dall’umanità che ti viene incontro (e magari ti blocca pure il traffico) con tutto quel carico di complicazioni e difficoltà.

Aggiungo invece un’altra situazione che mi strappa un sorriso ogni volta che ci penso. Ad un certo punto si è messo a piovere… e i ragazzi africani hanno iniziato a correre e saltare gridando: «Vedete? Dio è buono, Lui ci manda l’acqua, non come voi!». Qualcuno scherzava, per altri più seri ed arrabbiati era solo un motivo in più per urlare, ma in generale è stato ad un momento di distensione e leggerezza, e non posso fare a meno di sorridere mentre scrivo.

Concludo con qualche riflessione.
1. Il Comune è stato oggettivamente lasciato solo dalle altre istituzioni. Il vice-ministro ha risposto che non si tratta di emergenza (e questo blocca ogni eventuale appoggio dalla prefettura), Provincia e Regione non pervenute. Con questo non intendo assolutamente difendere l’amministrazione da eventuali manchevolezze od errori (argomento in cui peraltro voglio infilarmi il meno possibile), ma dobbiamo riconoscere che il Comune non ha i mezzi, soprattutto economici, per far fronte ad una situazione di questo calibro. Probabilmente dovremo aspettare di nuovo che piova per qualche giorno, come l’anno scorso, per vedere riconosciuto ufficialmente lo stato di emergenza e far entrare in azione la Protezione civile con annessi e connessi.
2. Dietro tutti questi paroloni: “emergenza”, “migranti”, “accampamento”… ci sono delle persone. Dei ragazzi e degli uomini che accettano di vivere in condizioni ai limiti del disumano, semplicemente perché non hanno alternative. Perché stanno cercando un lavoro e non hanno i mezzi o la possibilità di avere una casa. E restano, anche se non hanno ancora trovato chi li assuma, con la speranza di trovare un’occupazione più avanti. Perché quando non hai altre possibilità, la speranza è davvero l’unica cosa che ti resta.
E a volte veramente verrebbe voglia di mandare al diavolo le regole, e di pensare alle persone.
3. Il rischio più grande è il ghetto. Come singolo individuo, so bene che il mio impatto è minimo, praticamente insignificante. Non posso risolvere questa situazione e l’aiuto concreto che posso dare in base alle mie competenze è minimo. Quello che è alla mia portata è dedicare del tempo, in Caritas o al Foro boario o al campo della Coldiretti, per andare a fare quattro chiacchiere. Per parlare e stare insieme, per evitare che il muro del sospetto e della paura cresca a dismisura. Per conoscersi e scoprire che davanti a me c’è un uomo, non un alieno. Uno come me, anche se più “abbronzato”, anche se parla una lingua madre diversa dalla mia e anche se ha una storia, una cultura e modi di fare molto diversi dai miei. Un mio simile. Un mio fratello.
Di fatto abbiamo già creato un ghetto fisico ai margini della nostra città, cerchiamo di limitare il ghetto morale e spirituale. Questo possiamo farlo.

Ultima riflessione, nata dalle varie accuse di razzismo sentite nel corso di questa giornata…
Immaginate se, al posto degli africani, ci fossero circa 500-600 italiani accampati appena fuori città, venuti qui con il miraggio di un lavoro ma senza i mezzi per trovare una sistemazione decente. Non so se da parte del Comune l’atteggiamento sarebbe diverso, ma forse cambierebbe la reazione della popolazione locale?
Se la risposta è sì… beh, allora forse un po’ di razzismo in circolazione c’è.

Foto del “Corriere di Saluzzo”

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10 risposte a Proteste dei migranti a Saluzzo: cosa è successo e qualche riflessione

  1. Ben, la risposta è no.
    500 Italiani accampati furi città farebbero paura, rabbia, schifo uguale, a coloro che oggi invocano la repressione. Chi non ha nulla da perdere è una minaccia implicita in una società dove il metro di giudizio del valore è la capacità di avere e soprattutto accumulare.
    Il tuo pezzo è molto più bello ed equilibrato di quanto, con troppa modestia, scrivevi nell’introduzione.

  2. Gigi ha detto:

    Grazie, Beniamino, per il bel pezzo. Perchè non scrivi, su questo od altri argomenti, sugli ultimi pochi numeri de la strada?

  3. paolo allemano ha detto:

    grazie della riflessione beniamino,
    faccio solo notare che i bagni sono 5, le prese d’acqua altrettante, più un lavatoio e una doccia. Il tutto in un unico blocco a una distanza non di 300 metri ma 80-100. In più ci sono le docce del consorzio aperte la pomeriggio, la casa del comune. Francamente non è una distanza impossibile, compatibile con quella che si trova nei grandi campeggi e certo non sono 100 metri a spaventare gli africani. Il problema è che realizzano che non troveranno più lavoro essendo la stagione al picco e l’acqua rubata al comune e poi, necessariamente, tolta, ha fatto da detonatore. E’ a mio avviso grave la responsabilità di chi ha rubato l’acqua violando il diritto, contravvenendo palesemente le disposizioni, creando una situazione dal punto di vista igienico ancora più precaria e aumentando il contatto critico con i campi che circondano il foro boario.
    Per quanto riguarda la domanda finale, posso assicurarti che nei confronti dei rom e di quanti cercano sistemazioni tipo campeggio selvaggio il comune è assai più rigoroso.
    Buona giornata
    paolo

  4. Luca Paseri ha detto:

    Il Comune che toglie il tubo dell’acqua è proprio una miseria, tanto più se questo è già stato richiesto e negato diverse volte; lo scarico illegale delle acque è poca cosa in confronto ad altre più gravi violazioni che possono avere conseguenze penali per l’amministrazione. Ma questa è solo la goccia che fa traboccare il vaso. Quello che ora urge secondo me è questa ondata di razzismo, della serie “non possiamo mantenerli”. Agli accampati diamo forse da mangiare? un letto da dormire? dei soldi gratis? NO (e chi dice sì, esca dal qualunquismo di accuse generiche e dia notizie certe, verificabili, con nomi e cognomi), gli si è data solo dell’acqua, per di più a 300 metri da dove dormono, e visto che gli hanno tolto il tubo, tenuto conto del disagio nel quale sono costretti a vivere, mi sembra una reazione comprensibile. L’unica sproporzione la vedo nelle parole di chi parla di loro come se avessero le nostre stesse possibilità di scegliere, senza tenere conto della miseria nera dei loro Paesi e del loro giusto desiderio di qualcosa di più per la vita loro e delle loro famiglie.

  5. Michelangelo Conoscenti ha detto:

    Complimenti, la sensibilità di un musicista che si riversa nel raccontare il suo punto di vista.

  6. gloria ha detto:

    ..il problema è alla base.. in chi fa le leggi..a chi fa entrare nel nostro già abbastanza inguaiato Paese chiunque voglia farlo.. senza pensare alle conseguenze. Abbiamo delle convenzioni x 100 posti di lavoro nella frutta o altro?? Benissimo..ne facciano arrivare qui 100 x poter lavorare a vivere x lo meno dignitosamente… ora cosa faranno i restanti 500 senza uno straccio di possibilità di lavorare? Dove andranno??? Come reagiranno alla disperazione totale quando supererà il limite sopportabile?? È di questo che la gente ha paura..delle conseguenze. Non si può più permettere tutta questa immigrazione….e rimaniamo l’unico Paese ad accettarlo. E non ci daranno un premio x questo. In questi ultimi anni tante famiglie sono a pezzi x via della situazione che abbiamo ma i sussidi e le sovvenzioni li danno agli immigrati. È così. E questo fa male alle persone, non è razzismo. Bisognerebbe pensare prima ai nostri cittadini e poi, allora, in una situazione economica normale, dare anche spazio agli immigrati. Ci mancherebbe.. A me dispiace però la situazione ai piani alti dovrebbero gestirla un tantino meglio…ma stiamo andando a rotoli sotto tutti i punti di vista..questo non è che l’ennesimo errore.. speriamo in un futuro migliore..altrimenti i migranti saremo noi……..

  7. paolo allemano ha detto:

    caro luca,
    di quale miseria parli? se in un campeggio legale aumentano gli utenti, si porta l’acqua davanti alle tende, creando un pantano, o si aumenta la dotazione di acqua nei blocchi di servizio? Mi pare ovvia la risposta… anche in un contesto così forzato come l’attuale, dove di legale e di logico c’è ben poco per scelte che sono passate sulle nostre teste come ben descrive gloria.
    saluti
    paolo

  8. Emilio ha detto:

    Quoto Gloria nella prima parte del commento: dovremmo cercare di autorizzare un numero di ingressi sostenibili con le nostre necessità. Insomma un po’ come si fa nei famori paesi civili, ma bisogna anche fare un po’ attenzione con questo tipo di ragionamenti perchè in effetti il bacino del mediterraneo non è il mar del nord.
    Non sono d’accordo invece sulla accusa che i sussidi li prendono solo gli immigrati, se ci sono ingiustizie parliamone, ma accompagnate da fatti e non le solite generiche considerazioni superficialotte.

  9. Luigi ha detto:

    La legge è uguale per tutti. Io non mi allaccio abusivamente all’acquedotto altrimenti arrivano i carabinieri. Punto. Prima di tutto la legalità, poi viene il resto (non si fossero allacciati abusivamente poi non si sarebbero lamentati con il ripristino della legalità). Secondo, se i posti di lavoro sono esauriti, cosa ci stanno ancora a fare? Chi li fa stare lì? magari consigliandoli di aspettare che forse qualcosa si trova o altro? Oggi protestano per l’acqua, somani per cosa? (E’ non è nella loro cultura questa metodologia di protestare. Chi li ha aizzati? Se poi la Caritas o la Chiesa vogliono farsene carico, il Duomo è molto grande (Papa Francesco approverebbe).

  10. Pingback: Come è andata a finire la protesta dei migranti e altre riflessioni | Q.I. – Qualcosa d'interessante

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