In questi quattro giorni…

Torno da un trekking di quattro giorni in montagna, eravamo in due, io e Silvio: siamo stati in Val d’Aosta, nella zona del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Più volte mi è capitato di pensare a cose che avrei voluto scrivere qui sul blog, ma complici la stanchezza, la pigrizia, il poco tempo e tutto quello che volete non se ne è fatto nulla. Adesso non avrebbe senso ripercorrere in ordine cronologico le nostre giornate, ormai i pensieri che avrei fissato a fine giornata sono “scaduti”, non sarebbero più genuini bensì una mera ricostruzione.
Preferisco procedere con una bella carrellata in ordine sparso di tutto quello che mi passa in mente riguardo ai quattro giorni appena trascorsi. Il tutto scritto mentre sto preparando/mangiando/digerendo la mia minestrina di fine-trekking.

In questi quattro giorni…

Abbiamo visto volpi, camosci, stambecchi e marmotte.

Abbiamo salito e disceso colli, visto laghi, laghetti, torrenti ed elicotteri, traversato valli e percorso valloni e Silvio si è argalato di ghiacciai.

Abbiamo inaugurato un Bed & Breakfast e conosciuto due signore estremamente simpatiche, gentili e disponibili.

Abbiamo scoperto che nei rifugi ti danno da mangiare parecchio e buono. Però non siamo riusciti a mangiare la polenta neppure un volta, con grande dispiacere di Silvio (anche se la zuppa di cipolle che ci siamo ritrovati come alternativa per il secondo pranzo era buona).

Ho perso 2 kg e ho scoperto che dovrei perderne un altro paio.

Arrivati in rifugio dopo 10 ore di camminata, a cena abbiamo messo lì sul tavolo e ci siamo bevuti la bottiglia di vino che Silvio si era portato sulla schiena per due giorni.

Abbiamo guadato un torrente gelido – con l’acqua troppo alta per riuscire a passarlo diversamente – con gli scarponi legati al collo, il tutto sotto la pioggia.

Silvio ha scoperto che il gipeto non ha niente a che fare con la jeep.

Siamo partiti con un tempo da lupi, mentre eravamo in macchina per andare verso il punto di partenza abbiamo beccato un acquazzone tale da dover accostare in attesa che mollasse un po’ la furia degli elementi e si riuscisse a vedere la strada.

Sono andato avanti quattro giorni alternando per camminare sempre le stesse due magliette che sciacquavo nei torrenti e poi mettevo ad asciugare sulla zaino.

Abbiamo giocato a carte e ad un altro gioco strano e ho vinto sempre io.

Il sole ci ha bruciati come si deve e ho scoperto che ci si può bruciare in parti del corpo che neanche ricordavo di avere, tipo: orecchie, dietro le ginocchia e dietro le orecchie.

Abbiamo fatto una doccia che costava 2€ che era l’ottava meraviglia del mondo. I 2€ meglio spesi della stagione.

Abbiamo scoperto che non ho il senso dell’orientamento in montagna e forse anche per questo abbiamo perso un’ora il secondo giorno arrivando quindi a camminare 10 h.
Il terzo, però, ne abbiamo camminate più di 11 e non ci eravamo sbagliati.
E lì, visti i 1900m di dislivello in salita più 2500m in discesa, mi sono stupito che la chiesa del paesino intitolata a Notre-Dame-dell’Apparition non fosse dedicata a Tutti-i-santi-del-calendario-dell’Apparition.

Abbiamo scoperto che la gente nei negozietti di alimentari in montagna è tutta triste.

Abbiamo incontrato molti stranieri, francesi che sciupeisa se salutano in italiano anche se siamo in Italia, gente che non ti saluta proprio, simpatici signori italiani anche di una certa età e uno di questi ha tirato fuori la cartina per farci vedere tutte le punte della zona che aveva fatto nel corso degli anni.

Abbiamo conosciuto un gestore di rifugio impallinato di Occitania e di origini dei nomi che ha cercato di capire quali legami possiamo avere con i nomi valdostani.

Abbiamo visto che il numero di foto scattate è diminuito costantemente con l’aumentare della stanchezza.

Abbiamo constatato che la neve è tanto bella da vedere ma poco da camminarci sopra quando è ghiacciata e si scivola che è un piacere.

Abbiamo verificato che i cartelli che indicavano i tempi di percorrenza erano totalmente fuori di testa (per fare quei tempi dovevi quasi correre) e quindi quando siamo riusciti a salire in meno del tempo segnato è stata di estrema soddisfazione.
Infatti Silvio mi ha fatto quasi morire su per quella salita con il passo che aveva preso. Però abbiamo battuto quel cazzo di cartello. Yeah.

In sintesi, le nostre vacanze sono state spendere soldi per andare a faticare su e giù per delle montagne con un peso sulla schiena.
Direi che ne è valsa la pena.

SANY2124

SANY2125

SANY2128

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