Il lavoro nobilita l’uomo

Pietro, 7 anni.
Per il ritorno di sua mamma a casa dopo due settimana in ospedale per un’operazione, ha scritto una canzone che si intitola “Ritorno”.

Mac, 10 anni.
Dividendo in pezzettini la canzone che stiamo imparando (per insegnarglieli uno per volta), gli ho chiesto come volesse chiamarli: i nomi li decidiamo insieme, di solito usiamo i colori, i numeri o le lettere.
Lui ci pensa un po’, mi guarda e poi fa: “Alberto, Roberto, Gilberto”.

Jacopo, 10 anni.
Stesso brano di prima, questa volta i nomi scelti sono stati “Toro, Juve, Barça”.

Di nuovo Pietro.
Sta facendo lezione di chitarra a suo papà. Per ora gli ha insegnato come tenere la chitarra, a suonare con la mano destra ma poco con la mano sinistra perché dice che non è ancora tanto bravo.
La cosa interessante è che – visto che io a lui porto io i miei brani da imparare – Pietro a suo papà dà da studiare delle canzoni sue che si è inventato. Per fargli fare i compiti, gli ho detto che può fare lezione al papà solo dopo che ha fatto gli esercizi che gli ho dato io (e per ora funziona).

Beatrice, 10 anni.
Quando fa gli esercizi – fra cui alcune canzoni da cantare – c’è spesso il suo fratellino di 4 anni che ascolta. Alla fine delle scorsa lezione abbiamo cantato con Umberto una delle canzoni che lui ha imparato a memoria semplicemente ascoltando Bea. (Il metodo Suzuki domina!)

Giovanni, 8 anni.
(Premessa: a tutti gli allievi do un cd con i brani che poi gli insegno, in modo che quando arriviamo a suonare hanno già la canzone un po’ nelle orecchie.)
Gli ho insegnato la prima parte di un brano. Arrivo la settimana successiva, mi fa sentire quello che avevamo fatto la lezione precedente. Poi mi dice: “Ma forse so come va avanti”. E mi suona le altre due righe della canzone che non gli avevo ancora insegnato, tutte giuste.
(Rischio di diventare obsoleto.)

Ecco perché faccio l’insegnante con i bambini.

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2 risposte a Il lavoro nobilita l’uomo

  1. Già. Dev’esser bello fare lavori che danno soddisfazioni…

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