Fase 2

[Ecco la fase 1]

Mi sono ripreso. La serata è andata bene, fortunamente, e grazie alla compagnia di tutti ho pensato ad altro e mi sono proprio divertito. 🙂

Ho riletto l’email, ho riletto quello che ho scritto, ho parlato e discusso di questo con un po’ di persone, altre mi hanno cercato per darmi supporto e altre ancora mi hanno cercato per essere sicure di aver capito giusto… (già la loro incredulità mi è stata di grande aiuto).

Mi sto riprendendo. Mi sto organizzando. Ho contattato persone che mi possono aiutare a capire, a capire cosa sta succedendo, se ci sono margini di manovra, come posso fare nel concreto per risolvere questo stallo.
Ma la ferita resta. Peccato. Come direbbe Camilla, l’amica buddista di mia mamma, tutto questo ha un significato, anche se ancora non quale possa essere.

Non sono una di quelle persone che scrive gli status depressi su Facebook: “Perché ecco vedi dai fiducia e vieni tradito bla bla bla”. Stavo per cedere, poi mi sono fermato e ho (fortunatamente) ripiegato sul blog. (Il blog nobilita l’uomo; e il post che stai scrivendo.)
Voglio continuare a dare fiducia alle persone. Forse solo su questa persona qui devo farmi un po’ più furbo. Temo proprio che il Maestro che ho conosciuto io non ci sia più. O perché io l’avevo idealizzato e ora si mostra per quello che è, o perché lui è cambiato rispetto a prima: o più probabilmente un mix delle due.

Non riesco però ad evitare una chicca di amarezza. Mi è stato scritto: Fai scelte personali e innovative che ti rendano felice. Saranno un contributo positivo per tutti.
La mia scelta personale e innovativa era stata quella di ridare fiducia a chi l’aveva tradita, di ricominciare a fidarmi di uno dei miei maestri.

Ora che ho iniziato con le citazioni non riesco a smettere. Poche righe prima c’era scritto: Cerca il miglior metodo ed il miglior insegnante possibile. Se per caso lo sono stato, adesso non lo sono più. A te forse qualcosa ho dato, ma ora non ho più nulla di nuovo da proporti.
Io ho ormai deciso qual è il metodo migliore secondo me, è quello con cui sono stato cresciuto e con cui sto insegnando. E sì, pensavo che tu fossi uno dei migliori e ho voluto sperare che lo fossi ancora.
Ma quello che mi delude di più, che mi ha colpito profondamente è questo…
A te forse qualcosa ho dato, ma ora non ho più nulla di nuovo da proporti.
Caro Elio, possibile che non capisci l’intensità del legame che c’è fra me e te? Forse qualcosa ho dato? Forse? Se io oggi sono un chitarrista, se io oggi studio al conservatorio e mi sono diplomato, se io oggi sono un insegnante di chitarra e mi piace farlo, se io oggi lavoro prevalentemente con bambini, mi piace farlo e credo di essere bravo… lo devo ad una serie di fattori e di persone che si sono sommati e hanno interagito, e fra questi tu – insieme alla mia famiglia, insieme ai fondamentali insegnanti  che ho avuto in seguito – hai un ruolo determinante.
Vatti a leggere il mio curriculum, ho voluto esplicitare questo debito che ho nei tuoi confronti come un omaggio ormai tardivo ad una figura e persona che è stata così importante per me.  E non ho intenzione di toglierla, quella frase, non è qualcosa che posso semplicemente rimuovere da me, dalla persona che sono.
Io credo nel metodo Suzuki, credo nei valori che ci hai trasmesso, credo nella musica come un percorso educativo prima che didattico, credo nella bellezza di fare musica anche se non per lavoro… anzi, non del tutto, la musica mi piace così tanto che non riesco bene a capire chi sceglie altre vie professionali pur avendo grandi potenzialità musicali. (Per la carità, scelta loro eh, è un mio limite e difetto 😉 )
Questo è l’impatto che hai avuto nella mia vita. E tu dici che forse mi hai dato qualcosa? Tutto questo non si può cancellare. Forse, però, finalmente inizio a capire che tu non hai capito niente. E questo mi fa male, ma almeno mi aiuta ad affrontare la situazione.

Non voglio finire in amarezza. Non voglio essere una persona amareggiata, incazzata o triste.
Vi lascio con un certo numero di citazioni. Sono fra
quelle che ho scelto per raccontarmi, per dire qualcosa di me… e in questa selezione che propongo ora, voglio dire qualcosa di me, della musica e della speranza.
Come disse in giorno la mia prof. di biologia al liceo: “C’è stato il Medioevo, non è stato un periodo simpatico, poi abbiamo reagito e ci siamo tirati su le mutande”. Yeah.

  • E’ bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra. (Fabrizio De Andrè, Amico fragile)
  • E la vita va, ci attraversa di corsa, di corsa va via,
    e la vita torna, nel silenzio di un seme per compiersi ancora.
    (Luisa Rossaro, Luisa per Lele)
  • Il vissuto di ognuno, se è condiviso, non è più semplice, ma assume un valore, un senso. (Giampaolo Sandri, Cammino da seduto. Ecco i miei passi)
  • Sperare è imparare a vedere ciò che è veramente amabile e desiderabile dentro l’apparente banalità quotidiana, persino dentro la contraddizione quale può sembrare la disabilità. Sperare è intravedere nel presente il futuro di ogni cosa. La speranza è attuale. (Giampaolo Sandri, Cammino da seduto. Ecco i miei passi)

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