Generazione sazia

Oggi ho letto un articolo bellissimo di Concita De Gregorio. Direi intenso, con moltissimi spunti di riflessione.

Mi è piaciuto così tanto che ho deciso di riproporlo qui sul blog. Consiglio a tutti la lettura completa…
Intanto metto qui sotto alcuni stralci che mi hanno colpito particolarmente, perché sono andati a stuzzicare diverse mie sensibilità: come cambiare le cose che non vanno, le relazioni al tempo di Facebook e come stimolare e attivare l’interesse e la disciplina (ormai su quest’ultimo argomento ho una visione deformata da insegnante Occhiolino).

Generazione sazia

La saggissima Meredith descrive la generazione nata fra gli anni Ottanta e il Duemila. “Post-ottimista”, dice. Fragile, rassegnata, indifesa. Malata di una rabbia debole, la rabbia schiumosa e inutile dei “mi piace” su Facebook. Incapace di partecipare alla vita pubblica perché convinta di farlo dal computer di casa, e soprattutto ossessionata da proprio profilo. Istruita fin dall’asilo a comunicare correttamente le proprie caratteristiche, premiata per l’originalità delle opinioni assai più di rado per l’incidenza delle azioni, dissuasa dal conflitto, educata alla mediazione, istruita al pragmatismo che è il contrario dell’utopia, dunque nemica delle passioni tra le quali si annoverano lo sdegno e l’ira, cresciuta con le tariffe “io e te” nell’amore su schermo a distanza, estranea alla rabbia giusta, quella che dalla notte dei tempi – dalla cacciata di Adamo ed Eva fino alle rivoluzioni di piazza contro le odierne tirannie – sana l’ingiusto, o prova a farlo.

Io mi ricordo di quando i miei nonni si davano del lei, i miei genitori si assentavano per periodi lunghi e si scrivevano lettere di carta dense di parole pesanti, assai più pesanti del “dove sei? Stai già dormendo? Stasera ho mal di pancia” dei tweet e degli sms, dei dialoghi in chat e su Skype che ci consentono oggi di dire qualunque sciocchezza in qualunque momento e che ci fanno sentire perduti se non siamo connessi, se in albergo il wifi non funziona.

Se uno impara a cinque anni tutti i nomi dei quattrocentocinquanta Gormiti e le poesie che gli piacciono a memoria è segno chiaro che per accendere l’interesse bisogna prima attivare una passione. La disciplina (e l’ordine, e la pulizia) di conseguenza.

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5 risposte a Generazione sazia

  1. firesidechats21 ha detto:

    Molto ma molto interessante!

  2. Pingback: Generazione post-ottimista « THE IMPORTANCE OF BEING IMPROBABLE

  3. ylian89 ha detto:

    Lo specchio della verità

  4. avstron ha detto:

    Più che generazione sazia, generazione privata di sogni (attenzione, privata, non priva). Che non osa sognare, perché è pericoloso e non porta a niente, solo infelicità. Chi osa sognare non è pratico, ed è visto come un povero scemo. E chissà di chi è la colpa.
    Per carnevale mi ero proposta di vestirmi da Italia turrita e andare in giro ad accusare i cinqua-sessantenni gridando “mi hai tradito! mi hai tradito”.
    Perché è quello che hanno fatto.
    Ci hanno tradito.

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