Tartarughe divine

Sono entrato in modalità Wikiquote. A volte il modo migliore per parlare di un libro è estrapolare le citazioni più belle.

Una delle domande filosofiche ricorrenti è: “Un albero che cade nella foresta fa rumore anche se non c’è nessuno in ascolto?” Il che la dice lunga sulla natura dei filosofi, perché nella foresta c’è sempre qualcuno.

A un solo miglio di distanza dal pastore e dalle sue pecore c’era un pastore con le sue capre. Un mero caso di microgeografia aveva fatto sì che il primo uomo a sentire la voce di Om, e a dare a Om la sua prima impressione degli umani, fosse un pecoraio e non un capraio. Hanno una visione del mondo molto diversa, e l’intera storia sarebbe potuta cambiare.
Perchè le pecore sono stupide, e devono essere comandate. Ma le capre sono intelligenti, e devono essere guidate.

“Che cos’è un filosofo?”
“Uno tanto sveglio da trovarsi un lavoro in cui non bisogna sollevare pesi.”

Se passi tutto il tuo tempo a pensare all’universo tendi a dimenticare i dettagli meno importanti. Tipo le mutande.

“C’è qualcuno che sa qualcosa a proposito degli dei? Che cosa sono… da dove sono venuti… cose del genere.”
“Agli dei non piace quella roba” disse il barista”. “A volte ci capita, quando qualcuno beve un po’ troppo. Speculazioni cosmiche sull’esistenza o meno degli dei. E un istante dopo un fulmine trapassa il tetto con un biglietto attaccato che dice ‘Sì, esistiamo’ e c’è un paio di sandali che fumano. Cose del genere tolgono tutto l’interesse alle speculazioni metafisiche.”

Umani! Vivevano in un mondo in cui l’erba era sempre verde, il sole sorgeva ogni giorno e i fiori si trasformavano regolarmente in frutti, e cosa li colpiva? Statue piangenti. E il vino fatto con l’acqua! Un semplice effetto da tunnel quantomeccanico, che avresti comunque se fossi pronto ad aspettare qualche miliardo di anni. Come se la trasformazione del sole in vino, attraverso le vigne, l’uva, il tempo e gli enzimi non fosse mille volte più incredibile, e accadeva continuamente…

La vita in questo mondo è come un soggiorno in una caverna. Cosa possiamo conoscere della realtà? Che tutto ciò che vediamo della vera natura dell’esistenza è, potremmo dire, niente più che un’ombra sorprendente e sbalorditiva proiettata sul muro della caverna dalla luce accecante e invisibile della verità assoluta, dalla quale possiamo o meno dedurre una scintilla di veridicità, e come primitivi cercatori di saggezza possiamo solo alzare la voce all’invisibile e dire umilmente: “Dai, fa’ il coniglio deforme… è il mio preferito”.

A me sembra un miracolo. Solo perché riesci a spiegarlo non vuol dire che non sia un miracolo.

“Niente male, eh? Ho cominciato con un pastore che sentiva delle voci nella testa, e sono finito con due milioni di persone.”
“Ma non ci hai mai fatto niente” osservò Brutha.
“Tipo cosa?”
“Be’… dirgli di non uccidersi l’un l’altro, cose del genere…”
“Non ci ho mai pensato. Perché avrei dovuto dirglielo?”
“Be’, se le persone non si uccidono fra di loro, ci sarà più gente che crede in te.”
“Interessante” concesse Om. “Argomento interessante. Subdolo.”

“Senti… ascolta… per secoli siamo morti per delle bugie. Ora abbiamo una verità per cui morire!”
“No. Gli uomini dovrebbero morire per le bugie. La verità è troppo preziosa perché degli uomini muoiano.”
Simony aprì la bocca e la richiuse in silenzio, cercando le parole. Infine ne trovò alcune, dall’alba della sua educazione.
“Mi è sempre stato detto che la cosa più bella è morire per un dio” mormorò.
“Vorbis lo diceva. E lui era… uno stupido. Puoi morire per il tuo paese, per il tuo popolo o per la tua famiglia, ma per un dio dovresti vivere una vita piena e indaffarato, ogni giorno della tua lunga vita.”

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4 risposte a Tartarughe divine

  1. Pingback: BookNomination | Q.I. – Qualcosa d'interessante

  2. Azzardo un commento lungo… è che di tartarughe divine adoro l’incipit 🙂
    Ora, osserviamo la tartaruga e l’aquila.
    La tartaruga è una creatura terricola. È impossibile vivere più vicino al suolo di così senza essere sottoterra. I suoi orizzonti spaziano di pochi centimetri. Ha la rapidità che occorre per una battuta di caccia alla lattuga. È sopravvissuta al passaggio dell’evoluzione perché tutto sommato non rappresentava un pericolo per nessuno ed era troppo complicata da mangiare.
    E poi c’è l’aquila. Una creatura di aria e altitudini, i cui orizzonti si estendono ai confini del mondo. Dalla vista abbastanza acuta da intuire il viavai di qualche stridulo animaletto nel raggio di un chilometro. Tutta potere, tutta controllo. Morte fulminante su ali. Artigli sufficienti per trasformare in cibo qualunque cosa più piccola, e fare almeno un rapido spuntino con quelle più grandi.
    Eppure, appollaiata per ore sul dirupo, l’aquila sorveglia i reami del mondo finché non coglie un movimento in lontananza, e allora si concentra, concentra sulla piccola corazza che barcolla tra i cespugli laggiù nel deserto. E salta…
    Un minuto dopo la tartaruga scopre che il mondo si sta allontanando. Lo vede per la prima volta, non più a due centimetri da terra, ma da un’altezza di centocinquanta metri, e pensa: che grande amica è quest’aquila.
    E poi l’aquila la lascia andare.
    E quasi sempre la tartaruga precipita e muore. Tutti sanno perché la tartaruga si comporti così: la gravità è un’abitudine difficile da perdere. Nessuno sa perché l’aquila si comporti così: una tartaruga è un buon piatto, ma visto lo sforzo, qualsiasi altra cosa è un piatto migliore. È che le aquile ci provano gusto, nel tormentare le tartarughe.
    Ma naturalmente, ciò di cui l’aquila non si rende conto è di avere un ruolo in una sorta di selezione naturale molto rozza.
    Un giorno una tartaruga imparerà a volare.

    • Benguitar90 ha detto:

      E’ un mito, questo è davvero uno dei miei libri preferiti. 😀

      E per rimanere in tema…
      “Cuius testiculos habes, habeas cardia et cerebellum.
      Tieni stretta la loro attenzione, cuore e cervello seguiranno.”

      P.s.: benvenuto/a su questo blog. 😉

      • Ehehe 🙂
        Grazie, sono felice di essere approdata su queste pagine 🙂
        P.S.: con le citazioni potremmo continuare all’infinito… ma non mi sentirei a posto se non aggiungessi, da “Uomini d’arme”: “È meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”. 🙂

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