Edisu Piemonte: Requiem per il Diritto allo Studio

Premessa. Cosa è successo fino a oggi
L’Edisu, l’ente regionale per il diritto allo studio universitario, nell’A.A. 2011-2012 è in forte crisi. La Regione Piemonte, il principale finanziatore dell’ente (contribuiscono anche Ministero e le Università, ma in percentuale minore), ha ridotto drasticamente i contributi. L’Edisu offre vari servizi, alcuni a beneficio di tutti gli studenti (servizio mensa, sale studio, biblioteche, biglietti scontati per spettacoli teatrali), altri a concorso (residenze universitarie e borse di studio).
La voce principale delle uscite sono appunto le borse di studio. Quest’anno 12000 studenti erano risultati IDONEI a ricevere la borsa: avevano cioè i requisiti di reddito e di merito stabiliti dal Bando di concorso. Solo 4000 però hanno ricevuto la borsa, per gli altri – semplicemente – non c’erano soldi.
Le manifestazioni studentesche a difesa del diritto allo studio (
Articolo 34 della costituzione: a tutti è garantita la pubblica istruzione!) non hanno mai superato i 200 partecipanti, spesso siamo stati fra i 50 e i 100. Su un totale di 12000 borsisti, di cui 8000 rimasti senza niente (avrebbero dovuto essere ancora più motivati, no?), solo una minima parte ha deciso che quel diritto e quei soldi erano importanti.
Dopo aver manifestato a più riprese da ottobre a marzo, con risultati altalenanti, a volte importanti (
siamo passati sul TgR del Piemonte) ma spesso deludenti (in termini di partecipazione), è morto tutto.

La regione Piemonte, nelle figure del presidente leghista Cota e dell’assessore Maccanti (Lega Nord anche lei), ha puntato tutto sulla diffamazione dell’Ente (“le borse di studio sono regalate”, “merito”, bla bla), giustificando in questo modo la scarsità di fondi: se ci fosse la vera meritocrazia, sì che i soldi basterebbero per tutti… Affermazione interessante da membri di un partito che compra le lauree in Albania.
Per l’anno prossimo c’erano due possibilità:
– rendere il bando più selettivo (in tempi di crisi è un atto dovuto) in modo intelligente, come proposto da rappresentanti degli studenti in Cda Edisu e dai rettori di UniTo e PoliTo;
rendere il bando più selettivo in modo non intelligente, cercando semplicemente di ostacolare l’accesso alle borse di studio al maggior numero di studenti.

Indovinate cos’hanno deciso?
Allego qui sotto il comunicato congiunto delle Università e il comunicato degli Studenti Indipendenti, condivido ogni singola virgola.
Sono profondamente amareggiato: questi due sono gli unici comunicati che posso condividere. Non esiste più un movimento Borsisti Edisu che possa protestare.
Gli studenti universitari, quelli che dovrebbero essere la crema della nostra società, non hanno reagito per difendere un loro diritto. Un diritto concreto, tangibile, immediato. Le Borse di studio non sono arrivate per colpa della Lega Nord e per colpa nostra che non le abbiamo difese.
Abbiamo perso. Non la battaglia. Abbiamo perso la guerra della partecipazione e della cittadinanza.

Concludo con uno sfogo (lo trovate al fondo, sotto i comunicati). Poco costruttivo, lo ammetto. Ma quando ci vuole, ci vuole.


Comunicato congiunto in merito al diritto allo studio
e ai criteri per l’assegnazione delle borse di studio

L’Università degli Studi, il Politecnico di Torino e i rappresentanti degli studenti nel Comitato Regionale di Coordinamento ritengono che ogni considerazione in merito alle scelte operate dalla Regione Piemonte non possa prescindere dalla oggettiva constatazione che le risorse complessivamente destinate alle borse di studio sono state nell’ultimo anno ridotte di una percentuale superiore al 60% e non è previsto alcun incremento significativo nel prossimo anno accademico. Pur considerando la difficile congiuntura economica del Paese, questa drastica riduzione è difficilmente comprensibile e appare un’inequivocabile indicazione che il diritto allo studio e gli investimenti in alta formazione non sono più considerati prioritari nella nostra Regione.

Con riferimento ai criteri approvati per l’assegnazione delle borse dello studio, si rileva quanto segue:

  • la definizione di una duplice soglia basata su un numero minimo di crediti (pari a 25-35) e una media minima delle valutazioni conseguite (pari a 25/30) per l’assegnazione della borsa di studio presenta varie criticità. La più evidente è semplicemente espressa da questo esempio: uno studente che acquisisse 25-35 crediti (pari all’incirca alla metà degli esami previsti) con una media di 25 avrebbe diritto alla borsa di studio, mentre uno studente che acquisisse 60 crediti (pari all’incirca alla totalità degli esami previsti nell’anno) con una media di 24.9 non ne avrebbe diritto. Non è un criterio che possa propriamente definirsi meritocratico e potrebbe essere facilmente corretto se si adottasse la proposta avanzata dagli Atenei che prevede di formulare la graduatoria in base ad un indicatore pari al prodotto dei crediti acquisiti per la media conseguita.
  • la distribuzione dei voti nelle Facoltà degli Atenei è fortemente disomogenea e pertanto una soglia uniforme pari a 25/30 inevitabilmente penalizza gli studenti dei corsi di Laurea con votazioni mediamente inferiori. Si tratta di un fatto noto, che a livello europeo ha condotto alla definizione del sistema ECTS (European Credit Transfer System) ove la scala di valutazione è definita su base statistica e non in base al valore assoluto della media dei voti.

Per le ragioni esposte, i criteri approvati dalla Regione appaiono piuttosto superficiali, inadeguati e sostanzialmente non meritocratici. Gli Atenei torinesi e i rappresentanti degli studenti nel Comitato Regionale di Coordinamento, pur ribadendo che le principali criticità restano riconducibili alla drastica riduzione delle risorse destinate al diritto allo studio, sono disponibili a fornire il proprio costruttivo contributo alla Regione Piemonte e all’Edisu per la predisposizione di un bando che risponda a requisiti di equità e di meritocrazia.

 

 


Distruzione del diritto allo studio: “merito” di Cota e Maccanti.
Studenti Indipendenti

Stamattina la VI commissione (cultura) della Regione Piemonte ha approvato un provvedimento che nega a 4000 studenti il diritto allo borsa di studio per il prossimo anno. Secondo i criteri del nuovo bando regionale, che la Lega spaccia per “rivoluzione meritocratica”,  gli studenti con una media voti inferiore al 25 non saranno più ritenuti idonei alla borsa di studio. Riteniamo questo provvedimento illegittimo, grave e immotivato, in quanto:

  • Questa privazione di diritti non comporterà alcun risparmio concreto per le casse della Regione: dall’anno 2011, con un taglio di 9 milioni di euro, la Regione ha già condannato 8000 dei 14000 studenti con i requisiti di accesso alla borsa a non riceverla;
  • Con questa manovra la Lega Nord spera di nascondere le proprie colpe sotto il tappeto: invece di risolvere il problema degli idonei non beneficiari ripristinando il loro diritto a ricevere la borsa la Lega spera di riportare la percentuale di beneficiari al 100% eliminando dalla graduatoria coloro che ad oggi non la ricevono;
  • Oltre al danno, la beffa: per gli studenti che ad oggi sono idonei non beneficiari, perdere l’idoneità significherebbe perdere il diritto all’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie (una perdita che gli atenei piemontesi si sono detti ben disposti ad accettare) e ad un pasto gratis al giorno nelle mense EDISU;
  • La Lega vorrebbe spacciare per meritocratico un provvedimento che è meramente discriminatorio. Questa restrizione dei criteri comporta forti discriminazioni: innanzitutto in base alle facoltà (tutte le facoltà di ingegneria, dove più di uno studente su 4 studia grazie alla borsa di studio, la media dei voti è inferiore al 25; a lettere e filosofia la media è di 27,3);
  • Il provvedimento è fortemente discriminatorio nei confronti delle fasce meno abbienti: scopo primario della borsa di studio è quello di mettere in condizioni di eccellere anche gli studenti che non hanno una famiglia benestante alle spalle a mantenerli: che razza di meritocrazia è quella dove le condizioni di partenza sono fortemente disuguali?
  • Lungi dal “favorire gli studenti piemontesi a dispetto degli immigrati”, come più volte sostenuto dal Presidente Cota, l’esclusione delle borse comporta un danno grave anche per migliaia di studenti piemontesi (nel 2010/2011 erano più del 50% degli aventi diritto, anche se già quest’anno 2 su 3 non hanno ricevuto la borsa!) e per tutto il tessuto economico: le migliaia di studenti costretti ad abbandonare il Piemonte comportano uno svuotamento delle città universitarie ed un grave calo di indotto per tutti i negozianti;
  • Il provvedimento è apertamente illegale, in quanto viola la legislazione attualmente vigente (DPCM 390 del 2001);
  • Il provvedimento è passato nonostante la contrarietà di tutto il Comitato di Coordinamento Regionale, formato dai Rettori e dai rappresentanti degli studenti del Piemonte, ad eccezione dell’assessore Maccanti;
  • L’assessore si è persino rifiutata di leggere le proposte alternative elaborate dal CoReCo, facendo passare il provvedimento con una maggioranza blindata;
  • Il provvedimento è stato approvato con una maggioranza blindata e risicata di Lega, UDC e PDL (nonostante il provvedimento abbia comportato una spaccatura nel PDL!), approfittando dell’assenza di alcuni consiglieri di minoranza e dell’astensionismo del Movimento 5 Stelle.

Questi provvedimenti criminali sono il grido disperato di un partito giunto alla fine dei suoi giorni. A chi in questi mesi ha tentato di spiegare alla Lega l’effetto tragico di questi provvedimenti questi hanno opposto una sordità arrogante: alle proteste degli studenti e ai dati statistici hanno risposto turandosi le orecchie i imbracciando lo scudo dello slogan ideologico della parola “meritocrazia”, una parola talmente abusata da essere svuotata oggi di ogni significato.

Chiediamo:

  • Le dimissioni dell’assessore Maccanti, che ha dimostrato manifesta incapacità e totale sordità alle richieste della controparte;
  • Che la VI commissione ritorni con urgenza sulle proprie posizioni, prendendo in esame le proposta sottopostagli da noi e sostenuta da UniTo e PoliTo;
  • Che il CDA Edisu consideri irricevibile questa proposta e si rifiuti di applicarla con ogni mezzo a sua disposizione.
  • A tutte le forze d’opposizione, le istituzioni, i sindacati, le parti sociali, ma soprattutto a tutti gli studenti, di far sentire la propria voce per informare tutta la cittadinanza dell’attentato senza precedenti al diritto allo studio, per protestare contro le politiche criminali di questo governo regionale, per difendere il futuro delle nuove generazioni.

Avevamo anche striscioni migliori. Ma questo è quello che voglio pubblicare oggi.

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P.s.
Voto in commissione contrario di PD, SEL, FDS – Astensione M5S – Favorevoli Lega, PDL, UDC.
Ora scrivo ai consigliere del MoVimento 5 Stelle e mi faccio spiegare perché si sono astenuti. E vi faccio sapere che rispondono.

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Una risposta a Edisu Piemonte: Requiem per il Diritto allo Studio

  1. kat ha detto:

    Giusto perché tu sappia che siamo tutti nella stessa barca, quando andavo all’uni a venezia non ho mai potuto prendere la borsa di studio perchè secondo le loro regole la mia famiglia era troppo ricca, il che è assolutamente assurdo, visto che i miei sono entrambi pensionati e nessuno di loro prende 35000 euro al mese come invece qualcuno che sta a governare. E poi, la questione dei crediti: io non me ne sono mai preoccupata perché cmq sapevo che non avrei preso niente, ma mi hanno detto che da noi funzionava che per prendere la borsa bastava fare su crediti, e il voto non influiva. Tipo, se il minimo di crediti per prenderla è 30 (non lo so, sparo, è la meta dei crediti di un anno), non importa se hai fatto su 30 crediti con la media del 29, tanto uno che ne ha fatti su 55 con la media del 18.1 (i calci nel didietro di quando non sai neanche di cosa si parla all’esame fanno media anche quelli) ti passerà davanti in ogni caso.
    E poi mi chiedono perché ho pensato di mollare.

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