25 aprile, Festa della Liberazione

Questa sera sarò a Torino, il martedì ho lezione e domani pomeriggio sono di nuovo a suonare alla Reggia di Venaria con il quartetto di chitarre: non potrò quindi partecipare alla consueta fiaccolata a Verzuolo, e mi dispiace.

Mi ricordo quando andavo da piccolo, di solito con mio papà… penso che sia per questo che sono così legato alla fiaccolata del 24 sera, mentre non sento un legame particolare con la cerimonia del 25 mattina a Saluzzo.
Proprio perché non posso esserci, voglio festeggiare la Festa della Liberazione in qualche modo, almeno qui sul blog e su Internet.

Con la musica, ad esempio, con questa canzone interpretata dal Gruppo Teatro Angrogna, Se non ci ammazza i crucchi: l’ho scelta proprio perché in poche righe emergono frammenti di storie e di vita vissuta… e soprattutto la felicità per la Liberazione dall’oppressione nazifascista.

Se non ci ammazza i crucchi – Gruppo Teatro Angrogna

 

Quando saremo vecchi, ne avremo da raccontar…
E noi abbiamo ascoltato? Il mio punto di vista è quello di un vent(un)enne, uno che di partigiani ne ha conosciuti pochi, un nipote di chi la Resistenza l’ha vista e l’ha fatta. Cosa è rimasto oggi, a noi?
La memoria c’è, la Resistenza è stata raccontata. Ma rimarrà un mausoleo da visitare, o una realtà da difendere tutti i giorni?
La memoria non si porta avanti da sola. Noi, noi tutti, in particolare le cosiddette nuove generazioni, abbiamo due compiti:
– difendere ciò che è stato ottenuto dalla Resistenza, e fortunatamente abbiamo la Costituzione (
di questo ne ho già parlato);
– difendere la memoria di ciò che è stata la Resistenza.

Sembrano realtà lontane. Sia la Costituzione, sia la lotta partigiana risalgono a quasi 70 anni fa. Ma commetteremmo un gravissimo errore se decidessimo che “il passato è passato, pensiamo al futuro”.
Perché il presente che viviamo oggi è figlio di quel passato.
Perché quel passato non è così distante.
Mio nonno materno è stato comandante partigiano, il fratello di mio nonno paternoè morto da partigiano a 20 anni (pochi giorni dopo essere salito in montagna, solo due mesi prima della liberazione). E così per tanti altri: la Storia, con la S maiuscola, ci parla da vicino, dalle nostre famiglie.

Memoria. E’ questa la parola chiave. E’ la memoria che ci difende dal revisionismo, da chi proverà a dire che non è stato così, che in fondo forse prima non era così male, e un sacco di altre balle… E’ successo e succederà ancora…
Albert Kesselring (comandante dell’esercito nazista in Italia durante la seconda guerra mondiale, condannato all’ergastolo per numerosi eccidi anche se poi rilasciato per gravi condizioni di salute – visse ancora 8 anni fuori di galera, meno male che le sue condizioni erano gravi), tornato libero sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento.
Se accadesse oggi qualcosa di simile, avremmo la forza di replicare con la stessa determinazione di
Piero Calamandrei?

Lo avrai, camerata Kesselring...Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Il nostro popolo è ancora serrato intorno al monumento chiamato Resistenza? Noi ragazzi, cittadini di oggi e di domani, lo siamo?
Io non ne sono molto sicuro. Per questo è bene ricordarci da dove veniamo, chi siamo.
Per non sbagliare strada quando scegliamo dove stiamo andando e dove andremo.
Per ricordare che il 25 aprile è festa, la Festa della Liberazione e non un semplice giorno di vacanza.
Per essere veramente antifascisti sempre.
Per poter rivendicare con orgoglio: io sono nipote di partigiani.
Biagio Trucco
piazza Martiri della Libertà, Verzuolo (Cn)

 

 

 

 

 

Lorenzo Burzio

Venesca, 1945 (Lorenzo Burzio, al centro in piedi, con i baffi e la testa fasciata)

 

 

Buon 25 aprile!

P.S.
Una precisazione. Sono assolutamente consapevole che il 25 aprile è bello nello stesso modo ovunque lo si festeggi. La mia “preferenza” per Verzuolo rispetto a Saluzzo nasce unicamente da un mio personale legame dovuto a ricordi d’infanzia: ci andavo da piccolo insieme a mio papà, che è originario di Verzuolo.
Quelle righe nel mio scritto sono solo una riflessione sulla mia storia personale, non voleva essere in alcun modo un parlar male di Saluzzo, la MIA città, o un tentativo di disquisire su quale Amministrazione comunale ricordi meglio la Resistenza. Sarebbe comunque stupido da parte mia visto che, da ormai qualche anno, i Comuni collaborano nell’organizzare le manifestazioni e la tradizionale fiaccolata di Verzuolo si unisce con quella che parte da Saluzzo e passa da Manta.

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3 risposte a 25 aprile, Festa della Liberazione

  1. Ora e sempre resistenza. Parole magiche, al mio udito.

  2. Walter BEOLETTO ha detto:

    Buongiorno a tutti,

    comme non conosco la storia del’Italia, potete dirmi cosa e la festa del 25 Aprile?

    con ringrazio

    Walter Beoletto (della francia)

  3. alessandro ha detto:

    Ho visto e salutato tuo papà alla fiaccolata di Verzuolo questa sera. C’erano dunque anche i saluzzesi, stai tranquillo, e un po’ del tuo fuoco brillava sulle nostre fiaccole.
    C’erano anche alcuni giovani lavoratori stagionali africani insieme ai loro amici del comitato antirazzista e NoTav, che ben attualizzano i principi della Resistenza con tutti i distinguo più o meno settari che emergono sempre in ogni movimento di base.
    Se c’è una cosa che mi ha sempre colpito parlando con gli ex partigiani è la capacità che hanno dimostrato nel capire il loro momento e nel fare una scelta assumendosi il rischio, anche quello estremo, come dimostra la fine del fratello di tuo nonno Lorenzo, e non delegando ad altri l’azione. Certo che hanno avuto paura di sbagliare, certo che avranno commesso errori, ma si sono assunti una responsabilità in prima persona.
    Quella volontà e quella sensibilità sono rimaste vive nei partigiani superstiti verzuolesi. Ormai sono ridotti purtroppo al lumicino – c’est la vie – , ci manca il grande King (Lelio Peirano), ma questa sera era in piazza Edelweiss (Angelo Boero) forte come una roccia, che a novantanni continua a offrire il suo lavoro volontario da fabbro in una cooperativa sociale! L’ANPI di Verzuolo ha saputo attualizzare i valori maturati in quei pochi ma intensissimi mesi di resistenza e i partigiani hanno saputo allevare nuove generazioni educate agli stessi valori (conosci la bravissima Adriana Muncinelli!) e pronte a fare scelte responsabili contro le guerre in Iraq e in Afganistan, contro le mafie (presidio di Libera), contro il berlusconismo (che ha riciclato i fascisti e gettato fango sulla Resistenza, tra l’altro), a favore dell’accoglienza efficace e non pietistica degli immigrati, eccetera.
    Nei momenti difficili so che devo fare una scelta, devo fare quello che posso e quello che mi sento di fare, ma lo faccio io, di testa mia, non lo delego ad altri, non aspetto che altri agiscano per me per poi salire all’ultimo momento sul carro del vincitore. Questo, secondo me, è l’insegnamento che ci resta per sempre, perché viene dall’esempio e non ha bisogno di tante parole.
    Speriamo soltanto di avere il privilegio di compiere le azioni decisive senza la violenza che i partigiani del 1943-’45 furono costretti a usare.
    Buon 25 aprile.

    Sandro

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