Alieni in Italia – recensione anomala

Premessa
Due righe di introduzione, giusto per evitare di essere sintetico.
1. Alieni in Italia a me piace!
Lo dico per tranquillizzare Avstron (l’autrice) nel caso inizi a leggere questo commento, per evitare che l’elenco delle critiche possa trarre in inganno un lettore distratto e per consigliare a tutti la lettura di questo ebook a puntate.
2.
Questa non è una recensione tradizionale, almeno non interamente.
S
iete davanti, infatti, ad una serie di riflessioni nate spontaneamente in ordine sparso mentre leggevo per la prima volta queste pagine, ricondotte poi successivamente a una parvenza di ordine. Ci saranno sia alcune considerazioni (assolutamente personali) sugli aspetti positivi o sui punti deboli di questi scritti, sia paragoni e confronti con altre realtà, letterarie e non.
Per chi fosse interessato ad una recensione vera, vi suggerisco di andare a leggerne una
sul blog di kat o sul blog di Dermart81.
3. Attenzione, pericolo spoiler!
Nella sezione Qualche problema… ci sono infatti molti riferimenti alla trama. Essendo questo il parere di un lettore e non una normale recensione, in quel punto mi rivolgo in particolare a chi Alieni in Italia l’ha già letto (o meglio, lo sta leggendo, dato che si tratta di un work in progress) ed è interessato ad uno scambio di opinioni. Qualcosa di simile ai video-commenti di Giovanni Santonocito (
Il tubo di Giò su YouTube) riguardo alle web series Skypocalypse e Freaks! the series.
Se quindi sentite parlare di questo esperimento letterario per la prima volta, avete due possibilità:
andare a leggere adesso questo romanzo a puntate (fatevi almeno un giro sul blog ufficiale!) e poi tornare qui per vedere se siete d’accordo con le mie osservazioni;
– leggere più sotto la parte successiva della recensione (dove ho tenuto a bada le anticipazioni) e valutare se sono stato sufficientemente persuasivo.
4. Lo ripeto ancora una volta, le idee esposte sono tutte mie e quindi senza alcun valore oggettivo. Corro adesso il rischio di essere noioso per poter poi scrivere liberamente senza dover ricordare in ogni paragrafo che non ritengo di detenere la verità assoluta, e se dico “questo non va bene” è sottinteso che si tratta di una mia personale (criticabilissima) opinione.
5. Come ha fatto notare anche kat, essendo un lavoro in corso potrei cambiare alcune delle mie opinioni prima della fine.

(Clicca sul Continua per leggere l’intera recensione.)

Alieni in Italia è disponibile in due versioni: oltre a quella basic (il testo letterario semplice, come un libro qualunque), potete avere anche l’edizione bonus con tanto di “contenuti speciali” (i commenti di Avstron nelle note a piè pagina, il blog della protagonista da leggere parallelamente ai vari capitoli, una sezione di guide e FAQ nella migliore tradizione wiki).
In questa prima parte farò riferimento unicamente alla stesura semplice, affrontando questo lavoro come se si trattasse di un normalissimo romanzo a puntate.

ALIENI IN ITALIA (edizione basic)

Qualche problema…
(1) Un punto debole di Alieni in Italia riguarda il modo in cui vengono fornite le informazioni ai lettori. In ogni tipo di narrazione (che sia cinematografica o letteraria) dovremmo apprendere le nozioni fondamentali per la trama semplicemente dallo svilupparsi della vicenda.
J.K. Rowling, ad esempio, dopo la conclusione della saga di Harry Potter ha rivelato
una serie di dettagli sul futuro dei personaggi che non hanno trovato spazio nel 7° episodio: si trattava però di curiosità per lettori affezionati (un “contorno” che ho apprezzato tantissimo) e non tasselli importanti per completare la trama.
(1.a) Qui invece, se mi limito a leggere il romanzo, devo aspettare il secondo capitolo per scoprire il nome della protagonista, e solo
il post introduttivo spiega perché la task force inviata dalla UE sia svedese. (Peccato, perché quelle righe iniziali sono così ben scritte che meriterebbero di avere uno spazio vero all’interno del libro!)
Più in generale lo stesso problema riguarda la presentazione dei personaggi,
dotati di una scheda personale per supplire alla carenza di particolari emersi dalle varie sezioni. Una situazione analoga alla webserie Freaks!, dove gli autori hanno avuto delle difficoltà nell’esporre i personaggi al pubblico utilizzando solamente la sceneggiatura e hanno dovuto appoggiarsi al proprio sito Internet.
(1.b) Un altro aspetto che lascia un po’ perplessi – e anche confusi – riguarda le informazioni sugli alieni.
Sappiamo infatti che esistono diversi tipi di alieni, di cui almeno due specie di replicanti: ma che forma hanno gli alieni nel loro stato naturale? E gli alieni non replicanti sono diversi dagli altri?
Anche i nidi sono spiegati sbrigativamente: non è molto chiaro come siano fatti, come vengano creati (scavati?) e quale sia il principio che permette di mapparli.
È stato naturale, per me, pensare a come è stata affrontata e risolta questa problematica da altri…
Nella webserie
Skypocalypse gli zombie non vengono mostrati, ma non è un problema poiché per ora sono decisamente marginali. Nel romanzo di Isaac Asimov Neanche gli dei, invece, abbiamo una descrizione estremamente dettagliata della fisiologia aliena, ma non poteva essere altrimenti dato che un terzo della vicenda è ambientato in una dimensione parallela dove i protagonisti sono gli extraterrestri più originali mai pensati da uno scrittore.
In
Cronache marziane, Ray Bradbury raggiunge quella che potrebbe essere definita la via di mezzo ideale: bellissime e poetiche descrizioni illustrano come sono fatti i marziani, senza attardarsi in “tecnicismi” (che in quel tipo di fantascienza non interessano a nessuno). In altre parole, ottiene un risultato simile a quello conseguito da Asimov ne La fine dell’Eternità: «lo sfondo di questo romanzo, con i suoi paradossi temporali e la sua logica celestiale, è così complicato da ricordare il canovaccio di un sogno; la perizia di Asimov sta nel non insistere su impossibili dettagli, ma nell’estrarre da questo sfondo nebuloso i suoi personaggi, le sue creature malinconiche, le sue speculazioni come le chiavi di di volta del sogno» (Giuseppe Lippi, Introduzione a Isaac Asimov, La fine dell’Eternità, 1987 Mondadori).
Per tornare ad Alieni in Italia, secondo me qualche informazione in più sugli invasori ci stava bene: sia per rendere più completo il quadro offerto al lettore, sia perché viene naturale pensare che queste nozioni siano state apprese da Betta man mano, e per noi poteva essere l’occasione adatta per imparare insieme a lei.
Non disturba, invece, l’assenza di particolari riguardo all’eliminazione degli alieni: qualcosa sappiamo e, poiché viene detto esplicitamente che nessuno di essi aveva mai tentato di fare resistenza, diventa chiaramente un elemento marginale e quindi ogni scelta dell’autrice riguardo a quanto soffermarvisi appare ugualmente valida.

(2) Ci sono un paio di altri punti leggermente critici e riguardano più da vicino la sviluppo della trama.
(2.a) L’inizio della relazione fra Erik e Betta mi è sembrato un po’ troppo inaspettato, soprattutto se contiamo che i lettori stanno seguendo i pensieri di Betta e prima del “Erik, mi piaci” non si avevano indizi rilevanti su questa attrazione. Il rischio è di banalizzare un po’ il lato romantico: in principio sembra quasi che la seduzione sia una tattica come un’altra per sollevare il Vichingo dalla sua depressione… dico “sembra” perché ben presto scopriamo che non è così, e che questo legame avrà modo di maturare.
(2.b) Sono rimasto un po’ spiazzato anche al cambio di narratore: mi sarei aspettato un linguaggio più in contrapposizione con quello precedente, qualcosa che riflettesse maggiormente il carattere dello svedese (così come lo abbiamo conosciuto nei capitoli precedenti) e il contrasto con la personalità di Betta. Si tratta comunque di una prima impressione, perché proseguendo ci si rende conto di come le pagine scorrano fluidamente; forse questa mancata contrapposizione sta a significare che i due, a dispetto delle apparenze, sono più simili di quanto possano sembrare inizialmente.

Vorrei concludere ricordando che fra i modelli presi per il confronto vi sono due dei massimi autori della fantascienza di tutti i tempi: un confronti impari per chiunque, e Alieni in Italia ne esce comunque a testa alta! Temo di essermi dimostrato un lettore un po’ puntiglioso ed esigente (spero non troppo), mi auguro che Avstron non me ne voglia.
Ah, ora inizia la parte bella, non fermatevi qui! 🙂

…ma comunque una gran figata!
(1) Alieni in Italia è un romanzo coinvolgente con una trama, nel complesso, abbastanza ben strutturata: i momenti di tensione sono sapientemente distribuiti, c’è la la giusta quantità di colpi di scena (e presumo che non sia finita!) e non poteva mancare il passato oscuro di alcuni personaggi.
(2) Scritto a mio giudizio molto bene, si caratterizza per uno stile personale molto efficace e scorrevole, con un contorno di ironia leggera e gustosa che ricorda a tratti Terry Pratchett (che, come potete vedere
dalla mia libreria aNobii, adoro). Ottimo inoltre l’uso del linguaggio colloquiale: riesce ad aggiungere realismo e dinamicità alla vicenda e ai dialoghi, senza scadere nel volgare, banale o noioso e senza, rischio molto più grande, sembrare finto.
Queste considerazioni potrebbero essere sufficienti a giustificare il mio giudizio positivo, nonostante le critiche precedenti: infatti, se avessi avuto io la stessa idea iniziale, non avrei poi avuto le capacità per svilupparla in questo modo. Si deve inoltre considerare che parte delle mie recriminazioni sono rivolte ai primi capitoli e all’impostazione generale del lavoro: si riferiscono, cioè, a quando (probabilmente) l’autrice stava ancora sperimentando.
(3) Il principale punto di forza di questo libro, però, sta nell’originalità del tema trattato. Avstron ha capito che si può rendere interessante un argomento così inflazionato come l’invasione degli extraterrestri solo cambiando il solito vestito ormai già sgualcito (Stati Uniti o Giappone, bionda stupida con annesso eroe per salvare il mondo), sostituendolo con un abito che noi tutti conosciamo bene: l’Italia dei giorni nostri. Harry Potter e
Artemis Fowl nel fantasy, Freaks! e Skypocalypse per le web series: sono altri esempi dello stesso meccanismo. Mischia due ingredienti conosciuti a tutti che di solito non sono associati: ottieni un prodotto decisamente innovativo.
Prendi le fate, i folletti, i nani e i goblin: e se esistessero davvero nel 2012 e fossero super tecnologici? Ecco Artemis Fowl. Hai maghi e streghe, bacchette magiche, pozioni e ogni tipo di creatura magica: e se vivessero accanto a noi ma non ce ne accorgiamo? Stai leggendo Harry Potter. Cosa accade se cinque ragazzi di Roma si trovano all’improvviso con dei superpoteri? Voilà, Freaks! the series. E se invece gli unici sopravvissuti all’apocalisse (con tanto di zombie) sono un gruppetto di amici nerd? Sta per iniziare Skypocalypse. (A pensarci un momento, ci si rende conto che il primo che sfruttare questa idea è stato
Stan Lee negli anni ’60: tutti i suoi supereroi si muovono nello skyline di New York, una città reale e non una immaginaria come Metropolis o Gotham City.)
Qui abbiamo i cattivi alieni replicanti, solo che sono arrivati a casa nostra. E se in Freaks! ci piace riconoscere luoghi, ambienti e situazioni inseriti in questo scenario insolito (ma famigliare), lo stesso si può dire di Alieni in Italia.
(4) Se non bastasse, c’è ancora un altro tocco personale e non mi riferisco allo stile letterario: i riferimenti alla politica, al mondo del lavoro, alle differenze fra Italia ed il resto dell’Europa, in generale il ritratto che emerge della nostra società… tutto questo rappresenta, secondo me, un salto di qualità, un “di più” importante che caratterizza e identifica ulteriormente questo lavoro (un po’ come lo spirito ecologista di Eoin Colfer che spunta in Artemis Fowl).
(5) Infine, e poi concludo, spicca la voglia di mettersi in gioco: scrivere a puntate espone maggiormente nei confronti del pubblico, è molto diverso dal presentare al lettore un romanzo completo. Hai però dei riscontri continui, un confronto che prosegue man mano che i lettori seguono il tuo progetto: in questo modo, anche la scrittura può diventare un atto condiviso. E non è poco, sicuramente non è comune: in ogni caso, è un valido motivo per iniziare a leggere Alieni in Italia.

ALIENI IN ITALIA (platinum edition)

Ho letto i “contenuti speciali” di Alieni in Italia (il blog di Betta, la sezione di Guida e FAQ, le note a più pagina) solo dopo aver scritto il commento precedente; in questo modo ho potuto essere più obiettivo mentre affrontavo il romanzo nella versione “snella”.
Questa lettura successiva mi ha portato ad una considerazione fondamentale: quello che abbiamo davanti è un libro a puntate che vive nel contesto di Internet e del
Web 2.0. Il lettore si deve quindi confrontare con un mondo diverso da quello della semplice carta stampata, un mondo che parla un linguaggio in parte nuovo: non c’è più la scrittura da una parte e la lettura dall’altra, siamo davanti ad un’esperienza di comunicazione inedita. Io stesso che scrivo queste riflessioni per il mio blog sono parte di questo processo.
Partendo da questo presupposto, ecco che assume un significato particolare la scelta di avere del materiale extra che si affianca al libro in sé (quale sito o blog non ha un link che rimanda ad una pagina di approfondimento? Per non parlare delle
Pagine correlate di Wikipedia), tanto che si arriva a considerare queste aggiunte una parte importante dell’intero progetto, con “dignità letteraria” spesso pari ai capitoli veri e propri. Ad esempio, ho fatto notare precedentemente che dal romanzo non si capisce perché i Debellatori provengano dalla Svezia: se io arrivo ai file .pdf con i capitoli, però, sono per forza passato dal post iniziale sul blog principale, trovando quindi la risposta a questo interrogativo. Ecco che la mia critica, se affrontata da questo nuovo punto di vista, perde parte della sua rilevanza.

Con la lettura del blog cadono molte delle obiezioni che avevo sollevato riguardo alla carenza di informazioni: veniamo a sapere degli inizi dell’invasione, della nostra protagonista e del suo lavoro, dei Debellatori, degli alieni e via discorrendo. È un supporto utile principalmente per i primi tempi: inizia infatti ben prima del Capitolo 1 andando a creare un’ampia cappella introduttiva, ma gli articoli su interrompono non appena Betta inizia l’attività di Debellatrice a tempo pieno. (Da un lato questo ci può portare a ritenere il blog unicamente un elemento complementare alla presentazione della vicenda, dall’altra non è che ‘sti alieni lascino molto tempo libero, eh!)
Nella Guida, invece, troviamo due diverse componenti: dettagli e notizie sugli extraterrestri cattivoni e sugli eroici massacratori nordici brevettati (con tanto di articoli di giornale e classificazione scientifica, meglio di Wikipedia!) e una bellissima serie di
FAQ in cui Avstron si racconta e parla del suo progetto (da non perdere). A questo si affianca il Dramatis Personae, con una breve scheda per ogni personaggio.
Anche le note, infine, possono essere ripartite in diverse tipologie (tutte queste suddivisioni sono mie, eh):
– le note “informative”, in pratica una sezione della guida distaccata a piè pagina;
– il “dietro le quinte”, dove l’autrice rivela particolari tecnici sulla scrittura (es.: capitolo 7, nota 3);
– il commento di Avstron sulle vicissitudini dei personaggi e sulla storia in generale (come già faceva il buon Manzoni), un elemento assolutamente caratterizzante e incredibilmente divertente (viene in mente quel geniaccio di
Sir Terry Pratchett: “Scrivere è la cosa più divertente che si possa fare da soli”).

Dopo questa breve analisi, emerge chiaramente come tutti gli elementi di cui lamentavo la mancanza in realtà siano presenti, anche se nelle “pagine correlate” e non nel romanzo vero e proprio. A questo punto, è ovvio che ogni valutazione successiva dipende dal gusto e dalle opinioni di ciascuno.
Personalmente preferisco un’unica narrazione con tutti gli elementi fondamentali al proprio interno. Ritengo che alcune parti inserite come “extra” siano così belle o efficaci o importanti che è un vero peccato non siano state inserite nel romanzo vero e proprio: in questo modo vengono messe in secondo piano e non se lo meritano.
Il blog, ad esempio, poteva diventare parte integrante del libro così com’è: non è insolito inserire in un romanzo pagine di diario, articoli di giornale o lettere, tutte forme di scrittura di cui il blog è nipote.
Lo stesso dicasi delle informazioni della Guida, ingredienti secondo me troppo importanti per la trama per essere relegati a latere. La Guida in sé sarebbe stata comunque molto interessante, purché si trattasse di un “di più”: insomma, un ruolo simile a quello delle mappe in Tolkien, un optional per i fan interessati, non indispensabile però per seguire la storia (in Alieni in Italia, invece, il peso è notevole).
Per le note informative vale il medesimo ragionamento (da una nota si vengono a sapere dati importanti sul carattere di Erik, che sarebbe importante venissero esplicitati dalle pagine ufficiali), mentre quelle “tecniche” sono le uniche che lascerei a piè di pagina (una curiosità per i lettori, ma non indispensabile). Un’attenzione particolare è dovuta invece ai commenti dell’autrice, che – se la decisione spettasse a me – aggiungerei d’ufficio interpolandole alla narrazione. Al di là del riferimento ironico a Manzoni, quello che avevo in mente sono le divagazioni sventramiche, un artificio letterario comico ma utilissimo, inventato da
Walter Moers e usato nel fantasy Ensel e Krete (non so quanti di voi siano famigliari con questo libro, ma dovete assolutamente leggerlo!). Queste note, infatti, non sono una semplice chiacchierata con l’autrice, ma un qualcosa di diverso, nuovo ed estremamente divertente, da non perdere.

Ripeto, è una questione di gusti, e in fondo viviamo nel mondo del web, dei link e delle pagine correlate. Temo però, ahimè, di essere (su questo fronte) un reazionario conservatore…
E se immaginassimo un futuro nella carta stampata per questo libro? Dovremmo inserire a parte anche le note, la guida e tutto il resto? Sarebbe un peccato perdere questi elementi, però sarebbe troppo frammentario pubblicare un libro con così tante appendici…
Spero di essere riuscito a spiegare in questo modo perché ho insistito così tanto sulle informazioniextracheperòpotrebberostarebenissimonelromanzo. 😉

In conclusione (ho finito sul serio, stavolta) consiglio di leggere prima il libro semplice, senza note, e poi approfondire in seguito (sì, vi assicuro che vi piacerà così tanto che vorrete approfondire) con il blog, le note, etc. Sennò rischiate di perdervi la prima volta in mezzo a così tanto materiale, ma non dovete assolutamente perdervi i contenuti speciali che meritano assai.

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10 risposte a Alieni in Italia – recensione anomala

  1. kat ha detto:

    Alla faccia della recensione anomala! La mia è anomala, e sembra quasi tirata via di corsa, altro che questa xD
    Però diciamoci la verità a proposito delle divagazioni sventramitiche, leggere intere pagine di “brummli” è una palla u.u (sì, ho letto tuttto Moers)

  2. avstron ha detto:


    MOTHER OF GOD
    Questa recensione è una figata pazzesca. Pazzesca perché è talmente lunga e talmente attenta che ci devi aver perso del tempo e delle energie e sono praticamente tutto quello che può chiedere uno che scrive dai suoi lettori. E poi il feedback è sempre gradito e tu sei riuscito a beccare i punti nodali. Potrei stare ore a dire il perché di questo o quello, mi piace tantissimo!

    Tipo del perché la narrazione di Erik è così diversa dal modo in cui lui parla con Betta: una delle cose che ho imparato col liceo linguistico e con l’università di traduzione è che fondamentalmente quando ti insegnano una lingua a scopi professionali non ti insegnano tutti i registri possibili. Per questo Erik rimane molto formale nel parlato, anche se si va addolcendo nel tempo, anche perché viene a contatto con la lingua di tutti i giorni; invece mi sono immaginata che lui narrasse in svedese, smorzando la generale formalità che lo circondava, facendo vedere che è umano, che ha paura (soprattutto che ha paura), che è un fratello minore, che gli scivolano gli occhi sulle ragazze e che non gli piace essere interrotto, che sta scomodo sul letto, che è anche infantile se vuole.

    Sulla questione delle note, tutte le volte che mi infilo nel testo in stile manzoniano mi rendo conto che il mio commento non ha posto. Io non sono Betta (anzi, sono molto diversa da Betta) e laddove prima si trovavano commenti che erano più miei che di Betta sono stati tagliati. Anche se i commenti di Manzoni su Renzo, specialmente quella dei capponi che è rimasta nel mio cuore, sono qualcosa di straordinario, io non voglio insegnare niente al lettore, anzi: alla fine mi diverte l’idea di ridermela nelle note insieme a lui, più o meno come ce la ridiamo coi proofreader.

    Quanto al rapporto Betta-Erik, devo premettere una cosa: a me piacciono le storie d’amore, ma finiscono spesso per sembrarmi stucchevoli anche le più innocue. Così ho deciso che non ci sarebbe stato eccessivo pathos intorno a questo. Considera che loro vivono e lavorano insieme, e passano un ammontare incredibile di tempo insieme per la natura del lavoro che hanno che permette loro un giorno libero alla settimana ma a discapito dell’altro (cioè mai insieme, l’altro lavora da solo quando uno ha la giornata libera). Betta non sapeva se Erik, strano com’è, sarebbe stato a suo agio con una relazione, così ha deciso di fare la sua prima mossa così, mettendola sul piano pratico cui Erik è particolarmente attaccato. So bene che queste cose dovrebbero essere evidenti leggendo e non al di fuori, ma ogni tanto cerco di gettare degli indizi qui e là per far capire che in effetti Betta è molto più ansiosa su questo di quando sembri.

    Per il resto credo che a questo punto la parte 10 dovrebbe aggiungere altra carne sul fuoco 🙂

    • Benguitar90 ha detto:

      ci ho passato su un bel po’ di tempo, ma meritava!! 😉
      sennò non l’avrei fatto 🙂
      grazie per tutte le aggiunte 🙂
      però sui commenti… mi piacciono così tanto che io li avrei messi in mezzo così, non manzoniani, ma per ridere!!!! 🙂 🙂

      più commenti per tutti! 😀

  3. beatricemargherita ha detto:

    sai cosa ti dico?
    stavo cercando un libro con cui impegnarmi dopo gli esami. uno di quelli che ti appassionano e che hanno talmente tanti corollari da non stancarti proprio mai.
    l’ho trovato. Grazie!
    (ah, splendida recensione, che cuore!)

  4. witchblue ha detto:

    Adoro questa recensione. E credo che la Avstron ne tragga solo benefici dai consigli ricevuti. Non la trovo per niente critica ma anzi: decisamente costruttiva. Grandissimo.

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