Storia di una chitarra (la mia)

Primavera 2008
IV liceo scientifico. Letteratura inglese: Coleridge, The Rime of the Ancient Mariner (La Ballata del Vecchio Marinaio). Normale svolgimento del programma, è solo uno fra gli autori che si affrontano in IV superiore.
Eppure, non so perché, mi colpisce particolarmente: un po’ per la storia, un po’ per
la musicalità di questo testo. Sono sempre stato un grande fan della letteratura inglese, eppure questa volta scatta qualcosa in più: spinto da questa curiosità, chiedo in prestito alla professoressa la sua copia della Ballata dato che sul nostro libro di testo c’erano solo degli estratti.

Autunno 2008
Conosco per la prima volta il liutaio
Fabio Zontini: voglio comprare una chitarra di liuteria, ho intenzione di fare gli esami di ammissione al Conservatorio dopo la maturità, per il mio percorso di musicista e di chitarrista uno strumento di liuteria è una tappa fondamentale. Scelgo una chitarra bellissima, la stessa che suono adesso: tavola in abete, fasce in acero. E’ il primo incontro con Fabio, una persona speciale.
Sapevo che altre sue chitarre sulla tavola armonica all’interno hanno una scritta: un qualcosa dettato dal momento, dalla sua ispirazione. Un “qualcosa” che rende ancora più unico lo strumento. Che a volte può dargli un nome. Gli chiedo se la mia chitarra ha un nome: Fabio non si ricorda, ma dice che con uno specchietto e una pila posso verificare io stesso la prima volta che cambio le corde.

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Nei mesi successivi provo un paio di volte, effettivamente riesco a vedere che c’è una scritta. Si riesce a leggere luogo e data in cui ha chiuso la chitarra, la sua firma, ma la frase di due righe non riesco a decifrarla: giocano a mio sfavore lo specchio poco pratico che uso e il fatto di dover leggere il riflesso di una grafia che non conosco.
Ma ora so che la mia chitarra ha un nome.
Con Fabio per altri motivi siamo rimasti in contatto: sa della scritta che non sono riuscito a leggere, siamo d’accordo che porterà il suo specchio professionale per risolvere l’arcano. Eppure nonostante ci si veda abbastanza spesso per gli standard liutaio/chitarrista, gli imprevisti si susseguono: a volte è Fabio a dimenticare lo specchio quando viene dalle mie parti, a volte sono io che ho lasciato la chitarra a Torino quando Fabio lo porta. La mia chitarra rimane “anonima”.

Primavera 2010
Ho scoperto i negozi online di libri. Amazon.it non è ancora il gigante di oggi, compro principalmente su Ibs. Ho iniziato a farmi la mia libreria: i libri che voglio avere sullo scaffale il giorno in cui andrò ad abitare da solo. E
quindi: Terry Pratchett, Asimov, Saviano, etc. Gli sconti mi fregano, dato che i libri costano poco ne compro moltissimi.
Fra gli altri: Samuel Taylor Coleridge, La Ballata del Vecchio Marinaio. Mi era rimasta in mente. Rimane per moltissimo tempo nel mucchio enorme di libri “in coda” da leggere, ma so di averlo. E’ un libro che sono contento di avere.

Gennaio 2011
Ce l’abbiamo fatta. Io ho la chitarra e Fabio ha lo specchietto.
La scritta dice: “Madre mia, salvezza prendimi nell’anima”. E’ una frase presa da una bellissima canzone che non conoscevo ancora di Vinicio Capossela, S.S. dei Naufragati: una canzone che è ispirata alla Ballata di Coleridge.

S.S. dei Naufragati – Vinicio Capossela

Si potrebbero trovare dei significati, ma si tratterebbe di una forzatura. Si tratta molto semplicemente di un collegamento di cui sono contento, di una storia che mi piace raccontare.
Non so che nome abbia la mia chitarra. Una simile frase non si può sintetizzare in un nome. Ma non è più anonima: ora ha una storia, e ha qualcosa da dire anche quando non suona. E questo è bello.

Beniamino (1)

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3 risposte a Storia di una chitarra (la mia)

  1. apity ha detto:

    Vinicio? Ti stimo. Ti tocca conoscerlo. Dopo non potrai farne a meno.

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