La questione maschile

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Sono femminista perché quando ho postato online annunci per lezioni di chitarra non sono mai stato contattato da qualcuno che mi proponesse invece “altri lavoretti”, di “fare massaggi” o direttamente se ero interessato a diventare il loro scopamico.
 
Se lo stesso annuncio fosse stato firmato Carla, Maria o anche Genoveffa non sarei stato altrettanto fortunato.
Perché è di questo che si tratta: fortuna. La fortuna di essere nato maschio anziché femmina, di avere un pene e non una vagina.
Nel nostro mondo occidentale ci va ancora bene: nella maggior parte dei casi si rischiano “solo” molestie, mentre in altri parti del mondo è proibito rivelare il sesso del bambino durante la gravidanza per evitare che vengano abortite le femmine (anche se, per non essere da meno, cerchiamo di tenerci in contatto con la nostra componente neanderthaliana con un bel femminicidio di tanto in tanto).
La questione maschile di cui parla Civati include anche questo: noi maschi, uomini e ragazzi, neanche ci rendiamo conto di tutte le molestie (piccole e non) a cui è esposta l’altra metà del cielo, senza nessuna colpa se non quella di essere nata con il sesso sbagliato.
L’unico modo che abbiamo per venire a conoscenza di tutto questo è quando le nostre amiche, sorelle, fidanzate ci raccontano alcuni di questi episodi, introducendoci ad un mondo che neanche pensavamo esistesse.
Non c’è nulla di nuovo che possa dire su questo tema. Molti altri ne hanno già parlato e anche meglio di me. (A questo proposito, consiglio a chi ha Netflix una puntata della serie Master of none di Aziz Ansari, S01E07).
Prima di concludere, però, voglio fare mio e sottolineare un pensiero.
“Noi non siamo così”, è la nostra prima reazione. “Alcuni uomini là fuori si comportano in modo vergognoso, ma noi no. Che ci possiamo fare? Non è di certo colpa nostra.”
No, non lo è. Ma questo non vuol dire che non possiamo dare il nostro contributo, che non dovremmo intervenire quando assistiamo ad un comportamento sessista e che non dovremmo tentare di isolare chi ancora non vuole rendersi conto di essere nel terzo millennio.
Questo non ci impedisce di essere empatici quando ci vengono raccontati episodi come quelli a cui ho accennato all’inizio e, soprattutto, ci dovrebbe assolutamente impedire di minimizzare quello che provano le persone vittime di molestie, visto che noi -per nessun merito in particolare, ma solo per fortuna- non siamo esposti a niente di simile.
Non c’era nessun motivo in particolare per questo post. Ogni tanto, però, credo sia utile dire ad alta voce qual è la nostra posizione su alcuni argomenti cruciali come questo.
Magari, a lungo andare, scopriremo a sorpresa di essere diventati la maggioranza.
#ThisIsWhatAFeministLooksLike
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La Tempesta

Insomnia Lux Mentis

Vento
Come se stesse per finire il mondo
Spazza il suolo
Sposta la polvere.
La terra profuma.
L’erba si piega
Sotto la pioggia
Il cielo
Bianco, grigio, azzurro
Si illumina di saette
E la gente esce
E guarda
E annusa l’aria
Così fanno anche i cani

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Ora come allora #diariodiunprof

Essere un insegnante per certi versi ti mantiene giovane. O meglio, ti tiene in contatto con alcune parti di te bambino che sono ancora lì, più o meno nascoste da qualche parte.
Non è così in tutto, ovviamente: a scuola ero un modesto casinista e mi trovo ora ad essere quello che deve mantenere l’ordine e anche la disciplina. Mi scopro (e a volte quasi mi sorprendo) a cercare di trasmettere ai ragazzi le basilari regole del rispetto e della convivenza civile, proprio quelle che io faticavo a rispettare quando ero studente, le stesse che renderebbero i professori molto meno credibili se gli studenti potessero assistere ai collegi docenti.

In giorni come questi, però, ecco che riaffiora un sentimento conosciuto, famigliare, quasi atavico e mai del tutto sopito nonostante gli anni passati siano molti. Un anello di congiunzione fra il me del passato e la persona che sono oggi, un punto di contatto fra lo studente del passato e il professore di adesso, quel professore che per un pomeriggio ha pensato la stessa cosa di molti dei suoi studenti: “Speriamo che domani le scuole chiudano per pioggia”.

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Il riassuntone: 1° parte (2012-2015) #diariodiunprof

Ho aperto questo blog nel febbraio 2012. Dal punto di vista strettamente cronologico, sono passati 4 anni e mezzo. Se invece guardo quanto sia cambiata la mia vita in questo periodo, il tempo trascorso equivale a svariate ere geologiche.
Questo è il riassuntone delle tappe principali di un percorso che inizia dallo studente fuori sede che ero quando ho iniziato questo blog e arriva all’insegnante che sono oggi.

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Nel febbraio 2012 ero uno studente universitario al terzo anno, abitavo in collegio universitario in camera doppia con un compagno di stanza particolare e stavo con Anna da più di due anni.

Mi sono diplomato in chitarra nel settembre successivo, e a partire da ottobre 2012 ho iniziato la laurea specialistica.
Visto che quell’anno avevo perso la borsa di studio e quindi anche il collegio, ho cercato e trovato casa in affitto insieme a Valter, un mio compagno di classe del liceo. La situazione inedita di dover pagare l’affitto mi ha costretto a cercare lavoro, mentre fino a quel momento la mia politica era stata opposta (“se il lavoro mi cerca, io ci sono”). Avevo quindi solo qualche allievo di chitarra, due o tre se non ricordo male, assolutamente non sufficienti per le nuove esigenze: ho iniziato allora ad appendere annunci vicino alle scuole e, complice anche il passaparola, sono riuscito a mantenermi l’affitto abbastanza autonomamente, mentre i miei genitori per quell’anno mi hanno aiutato con le tasse universitarie.
Nel periodo fra la fine della triennale e l’inizio della specialistica, inoltre, mi sono lasciato con Anna.

Nel dicembre 2012 è uscito il bando per la laurea specialistica ad indirizzo didattico: un corso a numero chiuso, specifico per la formazione dei docenti di strumento della scuola media (quelli che lavorano nei corsi ad indirizzo musicale). Fra gennaio e febbraio c’è stato l’esame di ammissione (articolato in tre prove), l’ho superato e a marzo ho iniziato i corsi della nuova laurea abbandonando quelli che avevo frequentato fino a quel momento.

Quello che avrebbe dovuto essere un biennio didattico si è rivelato un corso molto più concentrato: inizio a marzo 2013, ci siamo diplomati a giugno 2014. Per insegnare nella scuola pubblica, ci sono delle graduatorie che si aggiornano ogni 3 anni e anche gli inserimenti dei nuovi docenti sono possibili sono in questa finestra temporale. Nel mio caso, il titolo di accesso alla graduatoria era la laura specialistica: o mi diplomavo entro il 23 giugno, o sarei stato fuori dalla graduatoria. Da qui le corse folli per concludere 120 crediti di corsi più tesi entro questa data, nonostante avessimo iniziato solamente 15 mesi prima.

In parallelo agli studi di “didattica” (il virgolettato è dato dal fatto che ho imparato ben poco su questo argomento, nonostante tre anni passati in conservatorio in corsi dedicati alla formazione dei docenti) ho continuato ovviamente a suonare, ma in particolare ho messo in cantiere un duo di chitarre insieme a Fabio, un compagno di classe (condividevamo lo stesso professore di chitarra) e di corso (anche lui era un didattico). L’estate 2014 ha visto il nostro “esordio” come duo, con un concerto dal programma molto variegato (alcuni brani validi e di qualità, altri invece pensati unicamente per essere fruibili da un grande pubblico a discapito del valore musicale), ed è proprio in quel periodo che abbiamo deciso di prendere sul serio questo nostro progetto e impegnarci per realizzarlo.

Ed è per questo motivo che io e Fabio abbiamo iniziato a cercare casa insieme.
Valter aveva quasi finito la laura specialistica, quindi non avrebbe più avuto bisogno di un alloggio a Torino. Io invece avrei dovuto frequentare il corso del TFA (tirocinio formativo attivo), il terzo dei tre anni che costituivano il percorso di didattica che mi avrebbe portato ad ottenere l’abilitazione all’insegnamento.
Dopo una parentesi abitativa temporanea di qualche mese a casa di Silvio, un altro amico e vecchio compagno del liceo, a dicembre 2014 sono entrato con Fabio nella casa dove mi trovo ancora adesso.
In questo excursus cronologico, questo è il primo evento di cui parlo (a parte la nascita del duo) che continua ad essere valido anche ora mentre sto scrivendo.

Il TFA è iniziato a novembre 2014 e si è concluso nel giugno 2015. Quest’anno accademico è stato tutto sommato affine ai precedenti, a parte il cambio di casa e di coinquilino. Dal punto di vista lavorativo continuavo a mantenermi con le lezioni private, visto che, per motivi di tempo, non potevo prendere in considerazione le convocazioni che arrivavano dalle scuole.
Con la fine del TFA si sono conclusi i miei sei anni di Conservatorio, che nel secondo triennio (laura specialistica + TFA) mi avevano visti impegnato come rappresentante degli studenti e in seguito come assistente in Segreteria didattica: sono state delle attività che si sono intrecciate molto (ho usato il lavoro in Segreteria anche per realizzare molti progetti a cui avevo pensato nei due anni precedenti da rappresentante) e che mi hanno sia appassionato che impegnato davvero molto.

Nella primavera 2015 ho iniziato a sentirmi con una frequenza man mano crescente con una ragazza, Marta: siamo usciti insieme per la prima volta a giugno e ci siamo messi insieme ad agosto. Al momento quindi stiamo insieme da un anno e tre mesi, ci frequentiamo da un anno e cinque mesi e, anche se la nostra coppia non può vantare una longevità da record, io semplicemente non riesco a ricordare come fosse la mia vita senza di lei.

L’anno 2015-16 ha smesso di essere per me un anno accademico ed è tornato ad essere un anno scolastico, visto però dall’altra parte della barricata.

[Continua…]

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Accordare #diariodiunprof

Ottobre 2016, supplenza di chitarra della durata di un mese.
Lezione individuale con A., terza media.

– Usa l’accordatore, prof? Non accorda “a mano libera”?

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Diario di un prof.

Oggi per la prima volta dopo tanto tempo ho (finalmente) ricominciato a scrivere sul blog. A dire il vero avevo deciso da tempo di riprendere, ma si sa, fra il decidere e il fare c’è di mezzo la pigrizia l’inerzia. Per la prima volta dopo tantissimo tempo, quindi, ho riaperto la bacheca e mi sono messo a curiosare per riprendere la confidenza con WordPress.
È così che ho scoperto di avere 141 post sul blog (ma quando li ho scritti?? davvero sono così tanti?) e quanti anni ha il blog. Al che ho iniziato a scrivere.

Ho aperto questo blog nel febbraio 2012. Sono passati 4 anni e mezzo, dal punto di vista cronologico. Se invece guardo quanto sia cambiata la mia vita in questo periodo, il tempo trascorso equivale a svariate ere geologiche.

Questo è stato l’incipit di un post lunghissimo, un pippone infinito (eccolo qui!) in cui ho raccontato in sintesi (si fa per dire) gli avvenimenti principali che hanno segnato la mia vita negli ultimi 4 anni. Chi ha frequentato il mio blog in passato, di certo riuscirà a identificare i punti di contatto fra il riassuntone e alcuni post che trattavano quelle tematiche. Il Q.I., infatti, mi ha accompagnato in questi anni e spesso l’ho utilizzato per dare spazio ad avvenimenti o esperienze particolarmente significativi per me in quel momento.

Nell’ultimo anno, però, il blog è stato praticamente fermo e anche nell’anno precedente la mia presenza è stata poco più che sporadica.
Da qualche tempo, però, accarezzavo l’idea di riprendere a scrivere qui: nello specifico, ho iniziato ad aver voglia di raccontare la mia esperienza come insegnante. Fra le principali novità che ci sono state da quando ho gradualmente smesso di scrivere c’è proprio questa: ho iniziato a lavorare come professore nelle scuole medie.
Il pippone infinito è nato proprio per cercare di ricapitolare e raccontare quanto io sia cambiato da quando ho aperto il blog, quante cose siano cambiate intorno a me e come io sia arrivato alla situazione (lavorativa e non solo) attuale.

Sono stato indeciso se utilizzare questo blog o se aprirne uno nuovo completamente anonimo dove poter parlare liberamente senza problemi di privacy. Come potete vedere, alla fine ho deciso di tornare qui e quindi di essere molto attento (e vago) quando parlerò delle scuole e degli studenti, in modo da non ledere nessuno.
In questo modo posso mantenere lo stesso contenitore in cui avevo iniziato a raccontarmi tempo fa: questo blog in fondo si chiama come me, Benguitar90, ed è giusto che sia questo il luogo in cui condividere quello che al momento rappresenta una parte significativa (e secondo me, potenzialmente interessante) della mia vita.

Vedremo se questo sarà sono uno degli innumerevoli progetti che annuncio e poi non si realizza, o se invece avrà un po’ di continuità. Per adesso sono preso bene, ma non è una garanzia… 😛

A rileggerci (spero) presto, sui vostri schermi.

2015-10-01-18-16-29

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Quello che impariamo dalle persone

Tutta la tua storia e le storie che hai incontrato ti hanno portato ad essere tutto questo. Hanno creato il modo in cui ti avvicini agli altri, e i motivi per cui lo fai. Ti aiutano a correggere il tiro in situazioni difficili, a stare vicino agli altri nel modo più giusto possibile, e questo a sua volta aiuta altre persone nel loro approccio con il mondo.
E io credo fermamente che queste siano le presenze che restano, al di là delle credenze personali, della spiritualità, al di là anche del ricordo, se vogliamo. Quello che impariamo dalle persone che ci stanno o ci sono state accanto non ci lascia mai, anche nei casi in cui forse preferiremmo che non fosse così.
Ma questi sono doni che ci facciamo tra di noi in continuazione, sono possibilità, porte aperte e spinte in avanti. E anche se certe volte sembra che tutto questo non sia abbastanza, io credo che se il mondo non è fatto per spingerci in avanti l’un l’altro allora non so bene quale altro senso dovrebbe esserci.

Lux

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